Salvataggi in mare, ong “a testa alta” contro gli attacchi
L’incontro con politici e giornalisti organizzato da Aoi e Forum terzo settore. «Siamo preoccupati che si perda il senso e il valore della vita umana»
L’incontro pubblico con politici e giornalisti organizzato da Aoi e Forum terzo settore. «Siamo preoccupati che si perda il senso e il valore della vita umana»
Smetterla con gli attacchi generalizzati, populisti e strumentali contro ong e organizzazioni attive nell’accoglienza e nella solidarietà, per ricostruire un dialogo sereno, all’insegna della verità. Questa la richiesta indirizzata a politici e media questa mattina, mercoledì 10 maggio, nel corso dell’incontro pubblico aperto a politici e giornalisti “#OngATestaAlta”, organizzato da Aoi (Associazione organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) e Forum terzo settore. «Noi non ci sottrarremo a nessun confronto – ha assicurato la portavoce Aoi Silvia Stilli -. Chiediamo un’azione immediata, certa e trasparente da parte della procura di Catania e laddove emergano prove si perseguano i singoli soggetti. E chiediamo anche ai media di ricostruire un percorso sereno e fattivo, continuativo, oltre l’emergenza».
A moderare l’incontro, Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana, secondo cui «criminalizzare prima i migranti e poi chi li salva è un depistaggio per spostare l’attenzione da tutto quello che c’è prima: l’Africa, le guerre e la povertà». Vincenzo Manco, presidente Uisp e rappresentante del Forum del terzo settore, ha denunciato «gli atteggiamenti strumentali di propaganda politica», mentre Giovanni Lattanzi (Cocis) ha invitato a «tirare fuori le prove, se ci sono: ma non vogliamo illazioni o supposizioni. Se ci sono cose che non vanno togliamo il marcio e facciamo in modo di continuare a lavorare in serenità».
Anche per Elisabetta Melandri, del Cies, «abbinare la parola salvataggio a illegalità è un accostamento ignobile. Tutto ciò è pericoloso per la coesione europea». Le Ong, ha ribadito Attilo Ascani della Focsiv, sono un mezzo e non un fine: «Non siamo preoccupati per le Ong, siamo preoccupati che si perda il senso e il valore della vita umana. Oramai 200 morti in mare non fanno più notizia». Ancora, Guido Barbera, del Cipsi, ha invitato a «scegliere da che parte stare, se dalla parte delle bombe o di chi costruisce il bene: è ora di smetterla di pensare a qualche voto in più o a qualche interesse, perché rischiamo di giocarci il futuro dell’umanità».
Contro gli attacchi alla cultura della solidarietà si sono espressi anche i rappresentanti di altre organizzazioni, tra cui Action Aid, Link 2007, Cini, Cospe, ForumSad e il Comitato cittadino romano di cooperazione decentrata.
10 maggio 2017

