San Gallicano, trecento anni di cura per i più fragili
Tre secoli di ricerca e cura per i più fragili ricordati in un convegno con il ministro Schillaci (Salute), l’arcivescovo Paglia, il governatore del Lazio Rocca e Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio
Tre secoli di ricerca e cura per i più fragili. È la storia dell’Istituto dermatologico San Gallicano (Isg), che quest’anno festeggia 300 anni. La prima pietra fu posata nel 1725 da Papa Benedetto XIII. Per l’occasione, stamattina, 14 marzo, si è tenuto un convegno nella sede dell’antico “ospedalone” trasteverino. Tra gli altri, presenti anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontifica Accademia per la vita, Francesco Rocca, presidente della regione Lazio e Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.
L’ospedale, riconosciuto come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico nel 1939, è l’unico Ircss pubblico in Italia specializzato in dermatologia. Il trasferimento nel 2000 presso la nuova sede all’Eur ha consentito di accrescere le attività di assistenza e di operare in ampi laboratori dotati di alta tecnologia.
Come sottolineato da Livio de Angelis, direttore generale degli Istituti fisioterapici ospitalieri (Ifo), l’ospedale conta «1.300 ricoveri all’anno, 120mila prestazioni ambulatoriali di altissimo livello, 925 interventi chirurgici, più di 100 studi clinici di ricerca in atto e più di 8mila macchine elettromedicali». I punti di forza, ha aggiunto Maria Concetta Fargnoli, direttore scientifico dell’istituto, sono la dermatoncologia, con una diagnostica non invasiva che consente di fare una diagnosi precoce, e la possibilità di trattare le malattie rare, come le porfirie».
Anche la storica struttura di Trastevere, proprietà degli Ifo, oggi sede dell’Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp), e della Comunità di Sant’Egidio, prosegue la tradizione dell’ospedale di curare i più fragili. Il presidente Impagliazzo ha ricordato le attività portate avanti, come la Casa dell’Amicizia; l’Hub medico, che fornisce assistenza sanitaria a chi altrimenti non potrebbe permettersela (solo nel 2024 si sono registrate 4.707 prestazioni); il programma Dream, che ha introdotto protocolli di cura contro l’Aids in Africa; i corsi per mediatori e care-giver; la scuola di lingua italiana per migranti e il programma “Viva gli anziani”, che combatte l’isolamento sociale della popolazione over 80.
«È luogo che non è mai venuto meno alla sua vocazione di accogliere e curare specialmente i poveri pellegrini più vulnerabili, oggi migranti – ha evidenziato Impagliazzo -. È una tradizione che si rinnova oggi, in questo tempo profondamente segnato da guerre, da disparità economiche, dall’appannamento del concetto di bene comune e dalla crisi delle istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelarlo». «I nostri pilastri – ha aggiunto Cristiano Camponi, direttore generale dell’Inmp «sono l’erogazione dell’assistenza sanitaria con il poliambulatorio per i più fragili, la formazione a 360 gradi e la ricerca».
Nel corso dei secoli, «il San Gallicano ha incarnato da sempre i valori di una sanità inclusiva – ha sottolineato il ministro Schillaci, che ha introdotto la mattinata -. La sfida che ci attende è duplice: continuare a custodire l’eredità che l’antico ospedale ha rappresentato con la sua attenzione ai più fragili e proseguire il nostro cammino con uno sguardo rivolto sempre al futuro, impegnandoci nella ricerca di nuovi modelli assistenziali che possano rispondere ai bisogni della società». Gli ha fatto eco Rocca, secondo cui «la vera sfida è l’accesso alle cure quotidiano per le persone fragili. Abbiamo perso la capacità olistica di guardare alla persona. Su questo dobbiamo lavorare».
È la strada che ha indicato monsignor Paglia. Per il vescovo, «è importante celebrare la speranza di una passione che non lasci indietro nessuno, soprattutto i più deboli. In un mondo che è ripiegato su sé stesso, dove l’individualismo regna sovrano, c’è bisogno di una nuova creatività che si rivolga soprattutto verso i più fragili. Al San Gallicano nessuno è straniero, non ci sono mura e non ci sono confini. È questa la forza dell’ospedale».
14 marzo 2025

