Sant’Agostino: quel binomio stretto tra amore e unità

Formato alla scuola della tradizione agostiniana, Leone XIV ha ricordato la centralità di Cristo nella vita della Chiesa. «Figlio di Sant’Agostino», sa che solo Cristo può sanare, può donare autentica pace

Papa Leone XIV, fin dall’inizio del suo pontificato, ha presentato sant’Agostino come uno dei referenti della sua spiritualità e, quindi, del suo magistero. Il Papa, però, vuole proporre Agostino non come una semplice sorgente di citazioni che adornano un discorso o un’omelia. Si è formato alla scuola della tradizione agostiniana e, quindi, conosce non solo il testo ma anche, e soprattutto, lo spirito che anima la teologia del vescovo di Ippona.

La vastità dell’opera agostiniana non deve, però, spaventare il lettore. Agostino parla a tutti, il suo messaggio è universale. Sa trasmettere magistralmente i principi sostanziali che ispirano la sua riflessione a tutti, si adatta al lettore e all’ascoltatore senza impoverire l’essenza degli argomenti trattati. Leone XIV ha ricordato la centralità di Cristo nella vita della Chiesa. Potrebbe risultare una cosa ovvia, invece l’ha sottolineato più volte, perché tante volte, a forza di guardare verso l’esterno, dimentichiamo il nucleo centrale. Egli, «figlio di Sant’Agostino», sa che solo Cristo può darci vita e vera vita, può soddisfare le nostre inquietudini, può sanare, può donare autentica pace, perché «ci ha fatto per Lui e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Lui» (cf. Conf. 1,1,1).

Se dovessimo poi presentare in modo sintetico il centro di interesse che muove la teologia e la spiritualità di Agostino dovremmo fermarci su cinque concetti basilari: fede, ragione, interiorità, unità e, logicamente, amore. Conciliare i primi due implica anche viverli in unità di cuori, esplicitarli ogni giorno a prescindere dallo stato di vita o dalla condizione personale. Parlando ai suoi fedeli, Agostino espone il problema del rapporto tra fede e ragione: «Ogni uomo vuol essere compreso, nessuno ricusa di conoscere, mentre non tutti vogliono credere» ( s. 43,4). Presenta un dilemma che sembra difficile da risolvere: da dove dobbiamo partire, dalla ragione o dalla fede?

La risposta la trova nella Scrittura, fonte della teologia e della vita cristiana: «Se non crederete, non comprenderete» (Is 7,9). La fede porta all’ascolto, ma la fede deve essere nutrita e consolidata. «Parlando, esortando, insegnando, persuadendo possiamo piantare e innaffiare, ma non possiamo far crescere» ( s. 43,8), perché, come ricorda san Paolo, «solo Dio fa crescere» (cf. 1Cor 3, 7). Il dialogo intimo e onesto tra fede e ragione è l’unica via per la vera conoscenza, che supera i limiti della ragione: «Comprendi per credere, e credi per comprendere» ( s. 43,9). Da qui partirà una lunga riflessione sul rapporto fede e ragione che arriva ai nostri giorni: «La ragione dell’uomo non si annulla né si avvilisce dando l’assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole» (Giovanni Paolo II, Fides et ratio 43).

Ugualmente importante un invito costante a coltivare l’interiorità: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore e, se troverai che la tua natura è mutevole, trascendi anche te stesso» ( ver. rel. 39,72). Ma non basta. Se Cristo è al centro ci vuole necessariamente l’amore: «Il mio peso è il mio amore; è lui che mi porta, dovunque vado» (Conf. 13,9,10). Agostino, con quel genio letterario che gli è caratteristico, compendia in questa breve frase il principio antropologico per antonomasia, la spinta che muove la vita di ogni uomo. Perché, afferma, «ciascuno è tale quale l’amore che ha. Ami la terra? Sarai terra. Ami Dio? Dovrei concludere: tu sarai Dio» ( In Io. Ep. tr. 2,14). E, come binomio inseparabile, l’amore e l’unità: «In nessun modo possono dire di avere la carità coloro che dividono l’unità» ( in Io. Ev. tr. 7,3). Non è mai tardi per scoprire Agostino e, con lui, amare Cristo, «bellezza sempre antica e sempre nuova» (cf. Conf. 10,27,38). (Juan Antonio Cabrera Montero, preside del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum)

26 maggio 2025