Save the Children, 4 i membri dello staff uccisi in Afghanistan
Sito e account social neri in segno di cordoglio, l’organizzazione piange l’uccisione dei suoi operatori in un «atto di violenza insensato e malvagio». Ma conferma: «Siamo determinati a riprendere le operazioni il prima possibile»
La conferma è arrivata questa mattina, giovedì 25 gennaio: nell’attacco di ieri all’ufficio di Save the Children a Jalalabad, in Afghanistan, sono rimasti uccisi 4 membri dello staff. Ai tre confermati nella serata di ieri se ne è aggiunto dunque un quarto, «un giovane nei suoi 20 anni», la cui identità è stata confermata oggi «nel corso di una seconda e approfondita perlustrazione dell’edificio». Tutto il resto dello staff che si trovava nella struttura è stato tratto in salvo; le 4 persone rimaste ferite hanno ricevuto immediatamente cure mediche.
Un «atto di violenza insensato e malvagio». Così definiscono dall’organizzazione l’attentato subito, condannandolo «nella maniera più dura possibile». Ancora: «Siamo sconvolti e inorriditi dalla violenza perpetrata contro il nostro staff in Afghanistan, composto da operatori umanitari impegnati a migliorare le vite e il benessere di milioni di bambini in tutto il Paese – si legge in una nota diffusa ieri pomeriggio -. Stiamo facendo tutto quello che possiamo per garantire a tutto il nostro staff il supporto di cui ha bisogno in seguito a questo attacco devastante». Attacco che «ha devastato le famiglie di coloro che hanno perso i loro cari, così come i colleghi all’interno della nostra organizzazione».
Ancora in corso le indagini sulla natura dell’attacco. Impossibile, al momento, stabilirne le cause. Quello che è certo, rimarcano da Save the Children, è che «gli attacchi contro gli operatori umanitari non possono in alcun modo essere tollerati e hanno un impatto diretto sui bambini che vogliamo proteggere con il nostro lavoro». Eventi come questo «hanno un impatto diretto sui bambini e sulle comunità che proteggiamo e aiutiamo e ieri, purtroppo, i nostri interventi nel Paese sono stati sospesi», proseguono. E assicurano: «Siamo determinati a riprendere le operazioni il prima possibile e il nostro staff ha già avviato i primi passi a questo scopo, eseguendo valutazioni critiche sulle condizioni di sicurezza nelle aree in cui lavoriamo».
Intanto in segno di cordoglio per i colleghi morti «e per tutti gli operatori umanitari che in tante parti del mondo sono stati uccisi mentre lavoravano per proteggere i bambini e le loro famiglie», da ieri pomeriggio il sito internet di Save the Children Italia si presenta con una home page completamente oscurata, così come in tutti gli account social dell’organizzazione il tradizionale logo rosso si è tinto di nero.
Save the Children, ricordano dall’organizzazione, è presente in Afghanistan dal 1976, con interventi sanitari salva vita e progetti di educazione, nutrizione e protezione dell’infanzia che «hanno contribuito a salvare la vita a milioni di bambini». E anche in queste ore di crisi, continua il suo impegno «per supportare i bambini più vulnerabili in Afghanistan».
25 gennaio 2018

