Save the Children: «Fermare la violenza in Sudan»

Dall’organizzazione l’appello a proteggere bambini e civili, nel momento in cui i combattimenti si sono estesi alle aree residenziali di Khartoum. La città paralizzata

Estesi alle aree residenziali di Khartoum i combattimenti in Sudan, dove, secondo i media locali, sarebbero quasi 100 i morti tra i civili e centinaia i feriti. La città è rimasta paralizzata; tutti gli aeroporti chiusi. Nella giornata di ieri, domenica 16 aprile, le scuole non hanno aperto come di consueto e le famiglie hanno cercato sicurezza nelle strade. Ancora da accertare se tra le vittime ci siano anche bambini. Intanto da Save the Children – presente nel Paese dal 1983 accanto a bambini e famiglie colpite da conflitti, sfollamenti, estrema povertà, fame e mancanza di servizi di base – è arrivato l’appello a tutte le parti a non prendere di mira le aree in cui vivono i bambini né le scuole e i centri sanitari in cui potrebbero rifugiarsi.

Lo scoppio dei combattimenti, riferiscono dall’organizzazione, arriva mentre il Sudan sta affrontando la sua peggiore crisi umanitaria di sempre, con conflitti, disastri naturali, epidemie e degrado economico, che hanno portato 15,8 milioni di persone – circa un terzo della popolazione e più della metà dei bambini – ad avere bisogno di sostegno umanitario. La stessa direttrice ad interim delle campagne di comunicazione e dei media di Save the Children nel Paese, Katharina von Schroeder, sabato mattina, 15 aprile, si trovava con suo figlio di 8 anni in una scuola di Khartoum, insieme ad altri nove genitori e 11 bambini, quando sono scoppiati gli scontri. Da allora non hanno potuto lasciare la scuola e hanno dormito per tutta la notte nel palazzetto dello sport su materassini da ginnastica. «Le esplosioni non si sono mai fermate da sabato mattina – racconta -. Stiamo facendo del nostro meglio per proteggere i bambini dagli eventi, ma iniziano a preoccuparsi. Al mattino abbiamo sentito forti bombardamenti ed esplosioni nelle vicinanze e ci siamo riparati per qualche tempo nel seminterrato. In seguito, abbiamo trovato due proiettili vaganti di fucile all’esterno». Per Von Schroeder, «è ancora molto presto per prevedere come evolverà la situazione, ma il conflitto aggraverà una situazione già disastrosa nel Paese. I bambini del Sudan sono già esposti da anni alle conseguenze del conflitto e dei cambiamenti climatici, e siamo profondamente preoccupati per questa recrudescenza della violenza», aggiunge.

Secondo il rapporto di Save the Children del 2022, il Sudan è il nono Paese più pericoloso per i bambini che vivono in situazioni di conflitto. Nelle parole del direttore di Save the Children nel Paese Arshad Malik, «mentre i combattimenti sono in corso, non si può dimenticare che vi sono obblighi legali internazionali che impongono di adottare tutte le precauzioni necessarie per proteggere i civili e gli obiettivi civili, comprese le scuole e gli ospedali, che sono protetti dal diritto internazionale umanitario. L’uso di armi esplosive in aree popolate deve essere evitato – rileva – perché rischia di danneggiare gravemente i civili, in particolare i bambini. Chiediamo pertanto a tutte le parti coinvolte nelle violenze di fermare immediatamente i combattimenti, prima che altre vite vadano perse».

17 aprile 2023