Scontri tra India e Pakistan: almeno 38 i morti

Risposta indiana all’attentato del 22 aprile nel Kashmir : bombardati 9 «campi terroristici». Il premier pakistano: «Atto di guerra». Le forze armate «autorizzate ad azioni corrispondenti»

Alla fine, la risposta militare che si attendeva è arrivata: a due settimane dall’attacco terroristico nel Kashmir indiano, il 22 aprile, da parte di miliziani che Nuova Delhi considera sostenuti dal Pakistan, l’India ha avviato un’operazione contro obiettivi «terroristici» nel territorio pakistano del Punjab e alcune infrastrutture in sei città del Kashmir controllato dal Pakistan. Circa38 i morti, tra cui due bambini di tre anni: almeno 26 civili hanno perso la vita in Pakistan; altre 8persone sono morte in India. L’artiglieria pakistana infatti ha sparato contro il territorio indiano e l’esercito di Islamabad dichiara che due aerei indiani sono stati abbattuti.

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha affermato che l’India ha condotto attacchi «vigliacchi» in cinque località del territorio amministrato da Islamabad. In una dichiarazione su X, ha avvertito che il suo Paese «ha tutto il diritto di rispondere con la forza a questo atto di guerra imposto dall’India». Ancora, ha affermato che le forze armate pakistane sono state «autorizzate a intraprendere azioni corrispondenti», in reazione agli attacchi dell’India. «In conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Pakistan si riserva il diritto di rispondere, per legittima difesa, nel momento, nel luogo e nel modo che riterrà più opportuno, per vendicare la perdita di vite innocenti di pachistani e la palese violazione della sua sovranità», si legge in una dichiarazione dell’ufficio del primo ministro.

Si tratta del più grave scontro militare tra i due Paesi negli ultimi 20 anni. Tanto da innescare la reazione immediata della comunità internazionale, che chiede un’immediata de-escalation. Unione europea in testa, con l’esortazione a entrambe le parti a «dare prova di moderazione», ha detto il portavoce della Commissione Anouar El Anouni, nell’incontro quotidiano con la stampa. Per il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, «il mondo non può permettersi uno scontro militare» tra India e Pakistan. Scontro che, avverte il ministero degli Esteri turco, creerebbe il «rischio di una guerra totale». Di qui l’esortazione alle parti «ad agire con buon senso», adottando misure per ridurre le tensioni.

«Seguo con forte preoccupazione le tensioni militari tra India e Pakistan – dichiara, dall’Italia, il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana -. È fondamentale che si evitino immediatamente nuove escalation, che rischiano di aggravare l’attuale scenario internazionale, già molto complesso. Il mondo ha bisogno di pace, stabilità e cooperazione. È dovere di tutti lavorare per far prevalere il dialogo e il confronto, respingendo ogni ricorso alla violenza». Anche gli Stati Uniti chiedono una ricomposizione della crisi, con il segretario di Stato Marco Rubio che ha parlato con i consiglieri per la sicurezza nazionale dell’India e del Pakistan esortando entrambi a «mantenere aperte le linee di comunicazione ed evitare l’escalation». L’Iran si propone invece come mediatore.

Inviti a «dare prova di moderazione» anche nelle reazioni di Francia e Gran Bretagna. «Profondamente preoccupato per l’escalation del confronto militare» il ministero degli Esteri russo, che si unisce alla richiesta di mostrare «moderazione», per «prevenire un ulteriore deterioramento», augurandosi che le tensioni possano essere «risolte in modo pacifico e diplomatico».

7 maggio 2025