Settimanali diocesani, compagni di viaggio con la gente

L’intervento e gli auguri del presidente nazionale della Federazione italiana settimanali cattolici. «Farsi voce di chi non ha voce, porci alla ricerca della verità» dando spazio alle «storie di quotidiana santità»

Innanzitutto, auguri! Auguri di cuore da parte mia e, mio tramite, da parte di tutte le altre 189 testate che assieme alla vostra compongono la variegata famiglia della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici. Festeggiare quarant’anni in questi tempi di magra per tutta l’editoria non è una vicenda che può passare inosservata. Anzi, per tutti noi, e per voi che leggete, dev’essere un’occasione per riflettere su un valore che considero irrinunciabile: il pluralismo nell’informazione. La vera domanda, comunque, per noi resta un’altra. Che c’entra un mezzo della comunicazione sociale per una diocesi? La stessa domanda che si posero i fondatori nel 1974 quando decisero di dare vita a Roma7  per «un servizio di comunione e di vitalità». Per poter dare «una voce alla Chiesa locale di Roma».

In queste due definizioni, in questi due impegni è condensato il motivo per cui esiste un giornale diocesano. Motivo che vale nella capitale come nel piccolo centro situato nel Nord o nel Sud del Paese. Leggere la realtà, tutta la realtà senza escludere nulla, alla luce del Vangelo. Poter fornire una parola di speranza all’uomo di oggi. Arrivare nelle periferie esistenziali e geografiche della vostra diocesi, del territorio sul quale i nostri giornali sono diffusi, per farci compagni di viaggio con chi spesso non sa con chi dividere il pane o non ha neppure il pane.

La “mission” non è cambiata. Valeva 40 anni fa così come vale oggi e come valeva sul finire del 1800 quando nacque la gran parte dei nostri giornali. «C’è la vita di Roma sulle pagine di Roma Sette, scrive l’amico-direttore Angelo Zema. Non può essere diversamente, aggiungo io. Chi ci ha preceduto in questa straordinaria avventura nella Fisc ci ha insegnato un mestiere meraviglioso e ci ha anche fatto comprendere il valore dell’informazione all’interno della Chiesa e per la Chiesa.

Formiamo informando, mi piace spesso ricordare. Sulle colonne dei nostri periodici o sulle pagine dei nostri siti online non siamo chiamati a tenere omelie o a scrivere sermoni. Non è questo il nostro compito e non fa parte neppure della nostra professione. Noi siamo e vogliamo essere giornalisti. Ma come attenti e scrupolosi osservatori della realtà vogliamo porci alla ricerca della verità, sempre e comunque, anche quella scomoda. Desideriamo farci voce di chi non ha voce. Vorremmo dare spazio a quelle straordinarie storie di quotidiana santità di cui sono piene le nostre città e i nostri paesi che quasi nessuno mai racconta. Ma non solo. Vorremmo anche mantenere vigile la nostra attenzione su tutte quelle situazioni che meritano denuncia e che invece rischiano di rimanere soffocate.

«Pastori con l’odore delle pecore», ha ricordato papa Francesco ai sacerdoti. Parafrasando, si potrebbe dire «giornalisti con l’odore dei lettori». Ecco, per ottemperare a questa consegna dobbiamo stare in mezzo alla gente, aggirarci nei mercati, frequentare la metro, ascoltare chi ci vive accanto, mostrare interesse per le situazioni di ingiustizia che si compiono ogni giorno e in ogni istante. Non possiamo solo parlare, solo scrivere, solo navigare. Abbiamo bisogno di osservare, di ascoltare, di rimanere in silenzio. Abbiamo bisogno di meditare, di ragionare, di riflettere.

Le parole possono uccidere, è la campagna che abbiamo lanciato con <+Di_cors_TesGB>Avvenire<+Di_TesGB_Band> e <+Di_cors_TesGB>Famiglia cristiana<+Di_TesGB_Band>. Le parole sono come pietre, ripeto di frequente. Possono fare anche molto male. Non possiamo dimenticarlo. Ma le parole possono essere anche innocue, banali, scontate, messe nero su bianco tanto per riempire uno spazio. Invece le parole hanno un peso e un valore. Hanno un senso. E a questo senso dobbiamo richiamarci.
Per noi hanno il senso del Vangelo, la Parola per eccellenza, quella che può dare autenticità alla vita di ciascuno di noi. Scoperta la direzione, non possiamo più tornare indietro. Anzi, inviteremo altri a percorrere il nostro cammino, come quello dei primi 40 anni di <+Di_cors_TesGB>Roma Sette<+Di_TesGB_Band>. Una missione che è anche una vocazione. Per tanto altro tempo ancora.

Francesco Zanotti
Presidente nazionale della FISC

17 novembre 2014