Silvio Berlusconi, «un uomo» che «ora incontra Dio»
Celebrati dall’arcivescovo di Milano Delpini i funerali di Stato, nel Duomo. In piazza oltre 10mila persone, tra bandiere politiche e del Milan, striscioni e foto di ricordo. 12 i concelebranti, tra cui monsignor Francesco Pesce, rettore di San Gregorio Nazianzeno alla Camera dei deputati
C’erano le più alte cariche dello Stato ieri, 14 giugno, nel Duomo di Milano, per i funerali di Stato di Silvio Berlusconi, presieduti dall’arcivescovo Mario Delpini. In prima fila i 5 figli con la compagna Marta Fascina e, subito dietro, la seconda moglie Veronica Lario. Dall’altro lato della cattedrale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato Fontana e La Russa, 32 membri del governo, 4 ex premier – Monti, Gentiloni, Draghi, Renzi -, i segretari dei partiti, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Beppe Sala, che hanno accolto le autorità intervenute in cattedrale. Presenti anche capi di Stato esteri, tra cui il presidente ungherese Viktor Orban, l’emiro del Qatar Hamad al Thani, esponenti della società civile, i vertici di Mediaset, ma anche grandi campioni del calcio e volti noti dello spettacolo. In piazza oltre 10mila persone, che hanno seguito la celebrazione dai 2 megaschermi e dagli altri 2 più piccoli, tra bandiere politiche e del Milan, striscioni e foto di ricordo. 12 i concelebranti, provenienti da diverse parti d’Italia, tra cui monsignor Francesco Pesce, rettore di San Gregorio Nazianzeno alla Camera dei deputati.
«Silvio Berlusconi è stato certo un uomo politico, è stato certo un uomo d’affari, è stato certo un personaggio alla ribalta della notorietà. Ma in questo momento di congedo e di preghiera, che cosa possiamo dire di Silvio Berlusconi? È stato un uomo: un desiderio di vita, un desiderio di amore, un desiderio di gioia. E ora celebriamo il mistero del compimento. È un uomo e ora incontra Dio». Si è conclusa con queste parole l’omelia di Delpini, che ha officiato la liturgia esequiale secondo il rito ambrosiano: sottolineando il desiderio di vita, amore e di felicità presente in ogni uomo. Un vivere che è desiderare una vita piena. «Vivere e desiderare che la vita sia buona, bella per sé e per le persone care. Vivere e intendere la vita come una occasione per mettere a frutto i talenti ricevuti. Vivere e accettare le sfide della vita». E ancora, «vivere e attraversare i momenti difficili della vita, non lasciarsi abbattere dalle sconfitte e credere che c’è sempre una speranza di vittoria, di riscatto, di vita. Vivere e non sottrarsi ai contrasti, agli insulti, alle critiche, e continuare a sorridere, a sfidare, a contrastare, a ridere degli insulti».
Così, ha sottolineato l’arcivescovo, «è anche per l’amare e per il desiderare di essere amati. Amare e cercare l’amore, come una promessa di vita, come una storia complicata, come una fedeltà compromessa. Amare e percorrere le vie della dedizione. Ecco – ha aggiunto – che cosa si può dire dell’uomo: un desiderio di amore, che trova in Dio il suo giudizio e il suo compimento». E l’uomo, ogni uomo, è anche un desiderio di felicità. «Essere contento senza troppi pensieri e senza troppe inquietudini. Essere contento degli amici di una vita, delle imprese che danno soddisfazione, delle cose buone, dei momenti belli, degli applausi della gente, degli elogi dei sostenitori».
Nelle parole di Delpini, anche il riferimento ai diversi “ruoli” ricoperti da Berlusconi. «Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari. Ha quindi clienti e concorrenti. Ha momenti di successo e momenti di insuccesso. Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri e non ai criteri. Non può fidarsi troppo degli altri e sa che gli altri non si fidano troppo di lui. È un uomo d’affari e deve fare affari». Similmente, «quando un uomo è un uomo politico, allora cerca di vincere. Ha sostenitori e oppositori. C’è chi lo esalta e chi non può sopportarlo. Un uomo politico è sempre un uomo di parte. Quando un uomo è un personaggio, allora è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori, chi lo applaude e chi lo detesta», ha osservato il presule. Quindi, prima della benedizione finale, si è fatto voce delle condoglianze porte alla famiglia dal presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale Matteo Zuppi. Poi, le note del Silenzio e l’applauso anche sul sagrato, dove la bara è stata benedetta da monsignor Virginio Pontiggia, vicario parrocchiale della parrocchia di Santa Tecla nel Duomo di Milano, alla presenza dei familiari e delle massime autorità dello Stato.
15 giugno 2023

