Disabilità: strategie e interventi perché «nessuno resti indietro»

Nell’Auditorium Inail dell’Eur il convegno organizzato da SuperAbile nella Giornata internazionale delle persone disabili. Il direttore Sansone: «Ciascuno ha diritto di sviluppare le proprie potenzialità». La realtà dei caregiver familiari

«Nessuno resti indietro»: questo il messaggio lanciato dal convegno “Strategie e interventi per l’inclusione” che ha avuto luogo ieri, 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone disabili, nell’Auditorium Inail dell’Eur. Organizzato da SuperAbile, il contact center integrato per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, l’evento ha ribadito che «ciascuno, anche chi è affetto da una disabilità, ha diritto alla libertà di sviluppare le proprie potenzialità, mettere in atto stili di vita personali, cercare e raggiungere il benessere», come affermato da Giovanni Sansone, direttore responsabile di SuperAbile.

Il tema dell’empowerment è stato sviluppato da Alfredo Ferrante, componente del Gruppo di alto livello sulla disabilità presso la Commissione Europea: «Il primo rapporto dell’Onu su disabilità e sviluppo, pubblicato oggi – ha spiegato – mostra come le persone con disabilità sono ancora in una posizione di svantaggio e individua soprattutto quattro sfide sulle quali concentrarsi: l’abbattimento delle barriere fisiche e sociali, l’approccio trasversale alle politiche, l’investimento sul monitoraggio e sulla valutazione per avere dati sui quali basare le politiche stesse e il rafforzamento dei mezzi e delle modalità per implementare gli obiettivi di sviluppo sostenibile». Da parte sua,  Andrea Venuto, disability manager di Roma Capitale e delegato del sindaco all’accessibilità universale, ha sottolineato «la differenza concettuale fra integrazione e inclusione», ponendo l’attenzione sulla coesione sociale e ricordando «la necessità di portare un cambio effettivo di paradigma: dove vive bene una persona con disabilità, vivono bene tutti i cittadini».

Un «sovvertimento sociale, politico e culturale che permetta di parlare di nomi e storie, non genericamente di persone disabili» è stato auspicato anche dal vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per la Pastorale sanitaria. Guardando al racconto evangelico della guarigione del paralitico, il presule ha evidenziato come «una volta calato dal tetto, il malato sia stato posto al centro della casa di Pietro, che è l’immagine della Chiesa», a dire che «insieme, Chiesa e istituzioni,  devono rivolgere attenzioni specifiche a chi è nel dolore e nella malattia, arrivando a “scoperchiare i tetti” per far entrare la luce anche nei luoghi più bui». Dello stesso avviso lo psicologo clinico Rosario Di Sauro, dell’Università Tor Vergata, che ha trattato dell’importanza della vicinanza alla persona disabile e della «relazione che cura» e «garantisce una condizione di benessere da intendersi come concetto di competenza al vivere e capacità di stare al mondo».

Nella seconda parte dei lavori, spazio al racconto di alcuni progetti e interventi personalizzati di sostegno all’autonomia e al reinserimento sociale realizzati dal Servizio sociale Inail regionale di Marche e Emilia Romagna. E proprio sulla necessità di una «strategia concreta di interventi numerosi e fattivi» aveva insistito, in apertura di convegno, il presidente dell’Inail Massimo De Felice: «Oltre alla sensibilità linguistica, c’è una strategia concreta da parte di Inail: non solo protesi ma anche coinvolgimento degli infortunati nei processi di gruppo, assistenza psicologica, attività sportiva, inserimento lavorativo. Non si resta sulle parole vaghe ma si parla di casi concreti».

Supporto e intervento guardano anche alle necessità dei cargiver familiari: secondo i dati Istat del 2015 in Italia sono 8,5 milioni, ossia il 17,4% della popolazione; nell’80% dei casi hanno tra i 45 e i 61 anni. Da considerare inoltre il fenomeno che allerta i Servizi sociali e le scuole, quello dei cosiddetti “caregiver-bambini” cioè «gli adolescenti e i ragazzi, tra i  15 e i 24 anni, che si ritrovano a dover prendersi cura di genitori per lo più affetti da dipendenza da alcol e droga – ha spiegato Antonella Patete, responsabile della comunicazione di SuperAbile che sta curando un’inchiesta in tal senso -: sarebbero oltre 390mila in Italia, il 6,6% della popolazione».

4 dicembre 2018