Tarquinio alle Acli: «Dignità e lavoro sono connessi»

Il direttore di Avvenire è intervenuto in apertura del 54° Incontro nazionale di studi delle Acli, ad Assisi fino al 1° ottobre. La ricerca Iref sul “lavoro povero”

Iniziato ieri, 29 settembre, ad Assi il 54° Incontro nazionale di studi delle Acli, che si conclude domani. Al centro, il tema “Dignità e lavoro: vie per la speranza”. «La dignità e il lavoro sono connessi – ha affermato in apertura dei lavori il direttore di Avvenire Marco Tarquinio -. Ci sono persone che lavorano qui e non hanno la dignità di cittadini. La speranza è connessa alle vie, quelle che collegano e separano. La speranza illumina la dignità e il lavoro dà la direzione».

Nell’analisi di Tarquinio, quello presente è «un tempo di impoverimento generato da pandemia, guerra e crisi e oggi stiamo vivendo la crisi di un modello, per questo c’è una storia nuova da scrivere». Quindi, guardando alla campagna elettorale appena conclusa, ha osservato: «Ci hanno detto che noi cattolici siamo irrilevanti ma non è vero, evidentemente ci sono persone che non sanno guardare la realtà: i cristiani hanno raddoppiato il loro impegno in questo secolo. E contemporaneamente è diminuito l’impegno politico perché l’astensionismo riguarda anche noi. È un problema per l’Italia – ha rilevato -. Viene un tempo in cui bisognerà trovare le parole giuste: l’Italia è una grande democrazia, siamo un grande popolo e noi cattolici sappiamo che questo dipende anche da noi: cosa faremo quando dovremo disertare la guerra per coraggio e non per paura? Quando dovremo dare nuovo slancio all’integrazione?», sono le domande del direttore di Avvenire. E ancora: «Saremo capaci di andare avanti ed essere una realtà che sa dire la propria sulla contrapposizione dei blocchi e dello scontro? La risposta sta nella vita e nell’azione che sapremo condurre e mi sembra che voi delle Acli abbiate indicato una ben precisa direzione».

Nella seconda giornata dell’Incontro sono stati presentati in anteprima, questa mattina, alcuni dati dell’indagine realizzata dall’Istituto di Ricerca Iref-Acli sulla disparità di genere e salariale. «In Italia – ha spiegato Chiara Volpato, responsabile del Coordinamento Donne Acli – esiste una condizione di disparità tra uomini e donne nella sfera lavorativa ed economica. Secondo i dati Eurostat, il divario retributivo di genere medio in Italia è del 5,5%, contro una media europea del 16,3%, ma c’è qualcosa che non torna tra il dato ufficiale e la realtà del mondo del lavoro, così come sperimentata da tante donne».

A questo e ad altri interrogativi il Coordinamento nazionale Donne Acli, in collaborazione con l’Area Lavoro delle Acli nazionali, ha tentato di rispondere attraverso un articolato percorso di ricerca, che ha beneficiato della possibilità di accedere alle banche dati del Caf Acli e del Patronato Acli. Dai dati raccolti emerge che il cosiddetto lavoro povero è prerogativa femminile: tra i lavoratori/trici saltuari/e coloro i quali hanno un reddito annuo complessivo fino a 15mila euro sono il 68% tra le donne, percentuale che scende al 51,5% tra gli uomini. Ma anche tra i/le lavoratori/trici stabili i valori registrati per quella fascia di reddito sono rispettivamente del 24,6% contro il 7,8%.

Le donne giovani sono quelle più a rischio povertà. «Più della metà delle donne under 35 raggiunge al massimo i 15mila euro di reddito complessivo annuo, contro il 32,5% dei coetanei maschi – ha spiegato la ricercatrice Acli Federica Volpi -. Considerando la fascia d’età tra i 30 e 39 anni, ben il 14,5% delle lavoratrici si trova in povertà assoluta rispetto al 6,8% degli uomini; percentuale che sale al 22% se consideriamo anche chi si trova in povertà relativa e al 38,5% per i redditi complessivi fino a 15mila euro».

Per completare il quadro è stato poi realizzato un sondaggio online a mezzo questionario sottoposto a uomini e donne adulti raggiunti tramite i canali del Coordinamento Donne e delle Acli e dell’Area Lavoro. Coinvolte in tutto 1.060 persone. Le prime analisi mostrano che il differenziale retributivo di genere grezzo, cioè quello calcolato solo rispetto al genere, è ben presente nel campione, superando i 30 punti percentuali a svantaggio delle donne. I risultati definitivi dell’analisi saranno presentati dalle Acli il 19 ottobre.

30 settembre 2022