Porta la data del 23 marzo ma è stata resa nota solo ieri, 4 aprile, la lettera con la quale l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa comunica a tutti i parroco latini in Israele la decisione di istituire «una parrocchia personale per tutti i migranti e i rifugiati in Israele» e un «Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati guidato da un vicario episcopale». L’obiettivo comune, spiega l’arcivescovo, è quello di «garantire un servizio pastorale completo ai tanti che sono lontani dalle nostre chiese, ma che – nonostante le difficili circostanze sociali nelle quali vivono – vogliono comunque avere un accompagnamento ecclesiale». E di rispondere ai bisogni di una comunità ecclesiale che «da diversi anni si è arricchita di decine di migliaia di stranieri che stabilmente vivono nel nostro territorio e affollano le nostre chiese. Filippini, indiani, srilankesi e molti altri – osserva Pizzaballa – sono ormai diventati parte integrante della nostra comunità. Accanto a loro sono arrivati negli ultimi anni anche rifugiati, provenienti dal Sud-Sudan e dall’Eritrea».

Quello proposto dall’amministratore apostolico dunque è un passo avanti nel servizio pastorale a migranti e rifugiati, all’inizio curato spontaneamente da sacerdoti, «in gran parte religiosi», poi organizzato in cappellanie ufficiali e in un coordinamento del servizio pastorale per i migranti, che aveva tra i suoi compiti anche «il servizio alle persone che non frequentano i tradizionali luoghi di culto. Se è vero infatti – si legge nella lettera – che molti giungono alle nostre chiese per pregare, molti di più rimangono lontani dalle chiese e da qualsiasi servizio religioso, spesso alla mercé di criminalità locale e di altre situazioni di rischio oltre che di sette evangeliche. Va detto – prosegue Pizzaballa – che dal punto di vista legale e canonico, oltre che sociale, la maggior parte di queste persone vive in situazioni limite, spesso irregolari. Essi inoltre svolgono il loro lavoro in contesti sociali lontani dalla sede delle parrocchie territoriali, con esigenze assai diverse. Si è reso necessario, perciò, individuare forme di aiuto e di sostegno a queste persone, adatte alla loro situazione particolare».

La parrocchia personale curerà «sotto tutti gli aspetti pastorali, sacramentali e formativi i rifugiati e i migranti che si trovano nel territorio di Israele e avrà dunque tutte le facoltà che il diritto universale concede alle parrocchie». Eccezione fatta per «i diplomatici e gli stranieri residenti stabili e tutti coloro che si trovano fuori dalla regione pastorale di Israele». I migranti che invece già frequentano le parrocchie territoriali, «se lo desiderano, possono continuare serenamente a frequentarle; l’accesso ai sacramenti nelle parrocchie territoriali continuerà ad essere aperto a tutti coloro che lo desiderano, senza distinzioni, inclusi i migranti».

Per quanto riguarda la creazione del “Vicariato episcopale per i migranti e i rifugiati” che sostituirà il “Coordinamento per la pastorale di migranti e dei rifugiati”, l’arcivescovo non manca di sottolineare come «le recenti decisioni del governo israeliano riguardo ai richiedenti asilo richiederanno nuove iniziative da definire, per le quali, tuttavia sarà necessario essere preparati». L’idea è che in futuro «tutte le cappellanie, i vari assistenti e tutti coloro che lavorano in questo ambito ecclesiale si coordineranno con il Vicario episcopale per le loro attività e per il loro servizio. Ritengo infatti – le parole dell’arcivescovo – che nella diversità delle lingue e delle culture, che devono essere rispettate, è necessario avere anche elementi di unità e di chiarezza tra i diversi gruppi».

Ribadita la priorità «anche per il Vicario episcopale per i migranti e i rifugiati, in sintonia con le indicazioni del vescovo, di lavorare per l’unità di tutta la Chiesa di Terra Santa, nel territorio di sua competenza. La creazione di nuove strutture ecclesiali è al servizio dei bisogni particolari di ciascuno, ma nell’unità della Chiesa di Cristo in Terra Santa». L’erezione canonica della parrocchia e del Vicariato è stata stabilita per il 20 maggio, solennità di Pentecoste.

5 aprile 2018