Tsunami in Indonesia. Oltre 74 mila sfollati

Oltre 2 mila le vittime accertate ad oggi e 5 mila i dispersi. A due settimane dal sisma che ha colpito l’Indonesia, la situazione è ancora critica

«Ci vorranno due mesi per tornare non dico alla normalità, ma almeno per ripristinare i servizi di base». A poco più di due settimane dal terremoto di magnitudo 7,5 che lo scorso 28 settembre ha colpito l’Indonesia causando uno tsunami con onde alte fino a 6 metri, Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile della Emergency Unit di InterSos, racconta a Redattore sociale la situazione a Palu, una delle più grandi città dell’isola e epicentro del sisma. Nei giorni scorsi, il governo indonesiano ha lanciato un appello per chiedere aiuto alla comunità internazionale. Nelle zone colpite, infatti, manca ancora acqua potabile e i soccorsi non riescono ancora a raggiungere facilmente tutta la popolazione colpita dal terremoto e dallo tsunami.

«Siamo arrivati a oltre 2 mila vittime accertate e a più di 5 mila persone disperse – spiega Marcelo Garcia Dalla Costa -. Sono oltre 74 mila gli sfollati. Si tratta di persone che hanno perso casa o perché lo tsunami le ha completamente distrutte oppure perché non sono più agibili. La maggior parte di loro vivono sotto tende improvvisate, soprattutto nei villaggi». Mentre a Palu la situazione sta lentamente migliorando, preoccupano le condizioni di vita della popolazione residente nei villaggi, alcuni dei quali non ancora accessibili per via dei danni causati dal terremoto alla viabilità.

«A Palu e nelle zone limitrofe, pian piano la situazione sta migliorando – racconta Garcia Dalla Costa -. Tuttavia, la zona costiera è stata rasa al suolo dallo tsunami e devastata dal terremoto. Essendo zone più accessibili, qui gli aiuti umanitari hanno operato in maniera abbastanza veloce, mentre i problemi ci sono ancora e sono molto pesanti nelle zone più remote, nei villaggi interni e vicino alle montagne, difficilmente raggiungibili perché molte strade risultano bloccate per via delle frane causate dal terremoto e molti ponti sono crollati. Ad oggi ci sono ancora villaggi irraggiungibili». Nei villaggi la situazione è “drammatica” spiega Garcia Dalla Costa. «Manca assistenza medica e acqua potabile, il cibo scarseggia perché non c’è modo di farlo arrivare e la popolazione è terrorizzata. Ci sono continue scosse e ogni volta la gente si riversa sulle strade impaurita. Quelli colpiti dallo tsunami, invece, si sono rifugiati nelle colline circostanti e non scendono perché sono terrorizzati».

Per via della potenza del terremoto, anche l’intervento umanitario ha avuto qualche difficoltà a intervenire. «La macchina degli aiuti si è messa in moto un po’ a rilento per l’inaccessibilità della zona – racconta Garcia Dalla Costa -. Palu è stata inaccessibile per vari giorni. L’aeroporto era chiuso perché gravemente danneggiato. La strada principale che collega Palu con l’altro centro abitato limitrofo, inoltre, era impraticabile. È stato un problema arrivare a Palu e iniziare ad operare». Ad oggi, nonostante gli aiuti e l’intervento delle organizzazioni non governative, le difficoltà sono ancora enormi. «Uno dei problemi principali è la mancanza di acqua potabile nella maggior parte delle zone colpite – racconta Garcia Dalla Costa -. La rete idrica è stata gravemente danneggiata e l’acqua potabile manca non solo nei villaggi, ma anche in alcuni quartieri delle città più grandi, Palu inclusa. Qui fa molto caldo, per cui c’è il rischio di epidemie».

Sul campo, l’Emergency unit di InterSos, sta lavorando proprio per portare assistenza medica nelle zone più inaccessibili. «Quello su ci siamo concentrati sin dall’inizio è il supporto ai servizi sanitari di base attraverso delle cliniche mobili proprio nei villaggi più remoti – racconta Garcia Dalla Costa -. Il nostro intervento si è focalizzato soprattutto nei villaggi dove non ci sono servizi sanitari. Con delle cliniche mobili, assieme ad un partner locale, stiamo sostenendo e fornendo servizio sanitari di base». Ci vorrà tempo, però, perché ritorni un minimo di normalità. «Rispetto a quello che vediamo – conclude Marcelo Garcia Dalla Costa -, serviranno almeno due mesi per rimettere in piedi i servizi medici di base e le scuole. Molte, infatti, le vittime tra il personale medico o scolastico. Molti altri sono scappati. Magari il centro salute è rimasto in piedi ma non c’è più personale e lo stesso vale per le scuole. Ci vorrà tempo per ritornare ad avere un po’ di normalità».

 

 

15 ottobre 2018