“Tutto in tutti”: uniti per i giovani
Il 6 giugno a Santa Croce in Gerusalemme la manifestazione con il vicario Reina, il ministro Abodi (Sport e giovani) e lo psichiatra Rullo, dedicata all’inclusione dei più fragili
Costruire una rete territoriale per proporre nuovi percorsi terapeutici e riabilitativi per i giovani con disagio o dipendenze, attraverso lo sport e l’inclusione lavorativa. Questo l’obiettivo di “Tutto in tutti”, manifestazione promossa da Medinext che ha trovato il pieno sostegno della diocesi di Roma. L’appuntamento è per venerdì 6 giugno, a partire dalle ore 15 davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano. I partecipanti varcheranno la Porta Santa e si fermeranno in preghiera; poi si sposteranno nella vicina basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove si svolgerà una visita guidata in occasione dell’anniversario del trasporto delle reliquie qui custodite dalla Terra Santa (325-2025), guidata dall’amministratore parrocchiale don Antonio Panfili. Ancora, alle 17, la proiezione di alcuni video e l’anteprima, a inviti, del docufilm “The madman coach”, di Carlo Liberatore.
Alle 18.30 il cardinale vicario Baldo Reina celebrerà la Messa nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. A seguire, nei giardini della chiesa, è previsto un momento di confronto e dibattito a cui interverranno, oltre al cardinale vicario, il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi; il vicario episcopale per la Pastorale della salute della diocesi di Roma monsignor Andrea Manto; e Santo Rullo, psichiatra fondatore di “Crazy for football”. Alcuni giovani porteranno la propria testimonianza, prima di un momento di festa conclusivo.
Nelle parole di Gabriele Scotti, presidente di Medinext, «oggi l’assistenza sanitaria sul territorio offre interventi il più delle volte non accettati dai ragazzi in difficoltà, specialmente nelle situazioni critiche determinate da scompensi psicopatologici, sociali e relazionali, e la rete dei servizi competenti non riesce ad agire in normale sinergia con le istituzioni di tutela del minore, né a coinvolgere adeguatamente le famiglie in difficoltà. Le residenze sociali, come case famiglia e comunità alloggio, rispondono già con grande difficoltà ai bisogni di minori fragili senza disturbi psichici – aggiunge -, e quando sono costrette a dare supporto ai ragazzi con disturbi clinici si determinano scompensi nelle relazioni educative che sono la base dei servizi residenziali sociali. Con la nostra sperimentazione chiediamo di agire in questo contesto e iniziare a colmare il vuoto».
3 giugno 2026

