È stato rapito e ucciso mercoledì 4 settembre dai talebani Abdul Samad Amiri, direttore ad interim per la provincia di Ghor della Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan. Era di rientro dalla Capitale Kabul. A darne la notizia è stato Shaharzad Akbar, direttore della Commissione, una delle organizzazioni non governative più colpite negli ultimi anni dalla violenza dei gruppi armati e più lasciate indifese dal governo.

«Questo è un crimine di guerra», è il commento di Samira Hamidi, campaigner di Amnesty International sull’Asia meridionale. I talebani, osserva, «affermano di negoziare per la pace ma continuano a uccidere la gente nel modo più brutale. Abdul Samad Amiri ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti degli altri, di coloro che non hanno nessun altro che possa parlare per loro. Siamo vicini alla famiglia di Abdul Samad e ai suoi coraggiosi colleghi».

Per Hamidi, si tratta di una «ennesima tragedia» che sottolinea i «gravi pericoli a cui vanno incontro i difensori dei diritti umani in Afghanistan. Minacciati da tutte le parti coinvolte in un conflitto che miete quotidianamente vittime tra i civili, sono completamente indifesi. Il governo afgano e la comunità internazionale – ribadisce – non devono abbandonarli bensì fornire loro la protezione di cui hanno disperatamente bisogno».

6 settembre 2019