Ucraina: a Bucha è strage di civili

La città, nella regione di Kiev, liberata dall’esercito ucraino e la scoperta dell’orrore: decine di cadaveri nelle fosse comuni o sparpagliati per le strade. Famiglie intere uccise dai russi in ritirata. Per l’Ucraina è genocidio. Mosca: «Messa in scena provocatoria» per bloccare i negoziati

L’intera regione di Kiev è stata liberata, sabato 2 aprile, dall’esercito ucraino, che ha respinto l’invasione da parte della Federazione russa. Lo ho reso noto il viceministro della Difesa di Kiev Hanna Malyar. E nella stessa giornata, dalla città di Bucha in particolare – che era rimasta inaccessibile per quasi un mese – sono arrivate immagini che raccontavano lo scenario di un eccidio, con decine di cadaveri nelle fosse comuni o sparpagliati per le strade intorno alla Capitale ucraina. Alcuni con uno straccio bianco in mano, a significare che erano disarmati. Sono stati uccisi con un colpo alla nuca dai russi in ritirata, ha raccontato il sindaco Anatoly Fedorouk al cronista di France Presse. Uomini e donne, ma anche un ragazzo di 14 anni. E per le strade, ha aggiunto, ci sono ancora automobili con «intere famiglie morte: bambini, donne, anziani, uomini». In più, «ci sono quasi 300 persone sepolte in fosse comuni a Bucha” ha riferito il primo cittadino.

Anche all’agenzia Ansa una testimone racconta che «l’orrore è cominciato il pomeriggio del 4 marzo, quando una ventina di tank russi hanno attraversato questa strada incolonnati e hanno cominciato a sparare con i kalashnikov all’impazzata sulle nostre case e sulle macchine che incrociavano, schiacciandole. Non evacuavano, sparavano. E con alcuni tank hanno sfondato le case».  Anche a Enerhodar, nell’oblast di Zaporizhzhia, nel sud, le forze russe hanno sparato su una manifestazione pacifica, riferiscono fonti della società statale per l’energia nucleare ucraina Energoatom, citata dal Kyiv Independent, secondo cui i russi hanno arrestato un numero imprecisato di persone che si opponevano all’occupazione. Lo conferma un video diffuso sui social, in cui  si vedono persone in fuga da un raduno mentre si sentono spari e si levano nuvole di fumo. Nel frattempo si è intensificata l’offensiva di Mosca nel sud del Paese: colpita la città di Mykolaiv. Attacco missilistico anche a Ternopil, nell’Ucraina occidentale, capoluogo della regione omonima.

Immediata la condanna dell’Unione europea, espressa dall’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell: ««L’Ue continuerà a sostenere fermamente l’Ucraina e avanzerà con urgenza nell’elaborazione di ulteriori sanzioni contro la Russia», si legge in una nota. Intanto Kiev parla di genocidio mentre Mosca nega, accusando gli ucraini di provocazione, per bloccare i negoziati. Anche l’Onu parla di possibili crimini di guerra mentre dall’Italia il premier Mario Draghi afferma che «la Russia dovrà rendere conto di quanto accaduto». Rilanciata da più parti – compreso il presidente francese Emmanuel Macron – l’ipotesi di nuove e più incisive sanzioni, anche energetiche, contro la Russia di Putin, mentre aumenta il pressing per un’inchiesta indipendente. Nelle parole del presidente ucraino Zelensky, «è difficile dire come, dopo tutto quello che è stato fatto, possiamo avere qualsiasi tipo di negoziato con la Russia. Questo è a livello personale. Ma come presidente, devo farlo. Ogni guerra deve finire», afferma alla CBS, citato dal Kyiv Independent. Ribadito quindi l’impegno a continuare i colloqui di pace con la Russia, nonostante le atrocità.

In nottata, Zelensky era intervenuto a sorpresa anche alla cerimonia di consegna dei Grammy, chiedendo «aiuto, ma non col silenzio». Poco prima in un discorso alla nazione aveva annunciato la creazione di un «meccanismo speciale» per indagare sui crimini di guerra compiuti dalla Russia. «Voglio che ogni madre di ogni soldato russo veda i corpi delle persone uccise a Bucha, a Irpin, a Hostomel», le sue parole. Quindi aveva definito le forze russe «assassini, torturatori e stupratori».

Per la giornata di oggi sono previsti corridoi umanitari da Mariupol a Zaporizhia in auto, cioè privatamente, così come da alcune città della regione di Lugansk, informa la vice premier Iryna Vereshchuk , a capo del ministero della Reintegrazione. «15 autobus per l’evacuazione della nostra gente sono già partiti da Zaporizhia per Mariupol. La delegazione della Croce rossa prevede di proseguire per Mariupol da Mangush con 7 autobus, scrive su Telegram. Le autorità continuano a evacuare le persone dalle città di Severodonetsk, Popasna, Lysychansk, Rubizhne e dal Regione della Bassa Luhansk. Ma sul terreno la tensione resta altissima, con la Russia che, secondo l’esercito ucraino, sta mobilitando altri 60mila soldati per ricostruire le unità perse. Mobilitato anche il fronte diplomatico. Lo stesso Papa Francesco, nel volo di ritorno dal viaggio apostolico a Malta, ha confermato la disponibilità ad andare a Kiev, riferendo anche che «da tempo» si sta pensando a «un incontro con il patriarca Kirill».

4 aprile 2022