Ucraina: annunciato il ritiro di alcune forze russe dal confine
Il cancelliere tedesco Scholz a Mosca e il ministro degli Esteri italiano Di Maio a Kiev. Spostamento temporaneo dell’ambasciata americana
Mentre continuano, in queste ore, gli sforzi delle diplomazie mondiali per allentare la tensione nella crisi tra Ucraina e Russia, fonti locali parlano del ritiro di alcune delle forze russe schierate per esercitazioni militari vicino alla frontiere ucraina, annunciato dal ministero della Difesa di Mosca. Un rientro alle basi che «era pianificato e non dipende dall’isteria occidentale», ha chiarito il ministro Sergej Lavrov, citato dalla Tass, aggiungendo che le notizie diffuse dall’Occidente su una invasione russa dell’Ucraina sono «terrorismo mediatico». E sempre alla Tass, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha defnito «un’isteria esibizionista e senza senso» la decisione degli Usa di evacuare i diplomatici da Kiev, spostando temporaneamente l’ambasciata a Leopoli, sulla base di un possibile attacco previsto per domani, 16 febbraio. «Propaganda di guerra», nelle parole della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Soddisfazione nelle parole del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. «Insieme ai nostri partner – ha affermato, riferito alle relazioni con i Paesi occidentali – siamo riusciti a impedire ogni nuova escalation da parte della Russia». Intanto è in programma per oggi, 15 febbraio, a Mosca l’incontro tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente russo Valdimir Putin. «La situazione è particolarmente pericolosa e può degenerare in qualsiasi momento e noi dobbiamo utilizzare tutte le opportunità di dialogo per ottenere una soluzione pacifica», si legge in una nota del ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock, secondo cui «la responsabilità di una de-escalation è chiaramente dal lato della Russia, e spetta a Mosca ritirare le proprie truppe». Al lavoro anche la diplomazia italiana: il ministro degli Esteri Luigi Di Maio arriva oggi a Kiev mentre domani, 16 febbraio, sarà in Russia.
Dai deputati della Duma – il ramo basso del Parlamento russo – è arrivato nel frattempo un appello al presidente Putin affinché Mosca riconosca le autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, nel sud-est ucraino, dove la Russia è accusata da tempo di sostenere i separatisti nel conflitto del Donbass. A riferirlo è la testata online Meduza, secondo cui i deputati russi hanno approvato il documento preparato dal partito comunista con 351 voti a favore, 16 contro e 1 astenuto.
«Ci sono chance di trovare un accordo con l’Occidente», ha detto il ministro degli Esteri russo Lavrov al presidente Putin, tanto che ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov affermava che «il presidente russo Vladimir Putin è «disposto a negoziare». Il timore, da parte russa, è quello di un’espansione della Nato verso est «infinita, molto pericolosa» e che «avviene a spese delle ex Repubbliche sovietiche, inclusa l’Ucraina», le parole di Putin riportate dalla Tass. Sforzi per una de-escalation della situazione anche da parte dei ministri della Finanza del G7, pronto comunque, in caso di un intensificarsi dell’azione militare da parte russa, a «imporre collettivamente sanzioni economiche e finanziarie con conseguenze enormi e immediate sull’economia russa». Anche il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentoloni scrive su Twitter: «Supportiamo l’Ucraina. La sua sovranità e la sua economia».
15 febbraio 2022

