Ucraina: l’Europa si divide sull’invio di truppe
Concluso senza una linea comune il vertice di crisi convocato all’Eliseo dal presidente Macron. Accordo solo sui principi generali, vale a dire la necessità di condividere le scelte con gli Usa. La premier italiana Meloni: «I nostri militari, la soluzione meno efficace»
È durato più di tre ore il vertice di crisi convocato ieri, 17 febbraio, all’Eliseo dal presidente francese Emmanuel Macron. Presenti i capi dei governi di Francia, Italia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Polonia e Olanda, alla presenza dei vertici Ue e Nato, che hanno discusso ma senza trovare una linea comune. Nessun accordo dunque sull’ipotetico invio di truppe di pace in Ucraina auspicato da Macron. L’unica intesa è stata sui principi generali, ovvero sulla necessità di condividere le scelte con gli Stati Uniti e sull’esigenza di garantire una pace giusta e di proteggere l’Ucraina.
Non è bastata nemmeno la telefonata di 20 minuti al presidente Usa Donald Trump da parte del padrone di casa, a ribadire la volontà di collaborazione. A ribadirne la necessità anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo a lasciare la riunione, che ha insistito in particolare sull’aumento del «finanziamento» dello sforzo europeo per la sicurezza, accettando di andare oltre le regole di bilancio. Niente da fare invece, da parte tedesca, sul possibile invio di truppe in Ucraina. «Credo che sia del tutto prematuro parlarne ora – le parole del cancelliere -. Anzi sono anche un po’ irritato per questo dibattito. Voglio dirlo chiaramente: qui si discute sulla testa degli ucraini di trattative di pace che ancora non hanno avuto luogo, alle quale gli ucraini non hanno detto di sì e non si sono nemmeno seduti al tavolo».
Non ha nascosto le sue perplessità nemmeno la premier italiana Giorgia Meloni, arrivata per ultima al summit, del quale ha messo in discussione anche il formato “ristretto”, che ha escluso, tra gli altri, gli Stati baltici e del Nord, i più esposti al rischio di estensione del conflitto. Nella sua analisi, l’invio di truppe Ue di deterrenza in Ucraina sarebbe l’opzione «più complessa e meno efficace», oltre che priva di «garanzie di sicurezza» per Kiev. Di qui l’esortazione a «esplorare altre strade», in collaborazione con gli Stati Uniti, perché «è nel contesto euro-atlantico che si fonda la sicurezza comune», è la tesi di Meloni.
Di «nuova fase» nei rapporti Europa – Usa ha parlato anche il polacco Donald Tusk, aggiungendo che «un aumento delle spese di difesa è assolutamente necessario». Nonostante questo, è restato riluttante all’ipotesi di invio di militari, alla quale ha invece aperto il primo ministro britannico Keir Starmer, che la settimana prossima incontrerà Trump a Washington da Trump, con l’obiettivo di porsi come “facilitatore” fra Europa e Usa.
Macron, dopo aver salutato i suoi ospiti, ha sorpreso un po’ tutti non prendendo la parola in nessun modo dopo il vertice, un atteggiamento inedito per lui, che ama solitamente comunicare ai francesi il risultato delle sue iniziative: segno che le sue proposte per trovare un’unità di intenti europea non hanno dato frutti. La richiesta, insistita, per un impegno ad inviare truppe e sempre più armi per difendere l’Ucraina e garantire una pace giusta non hanno convinto la maggioranza degli invitati.
«L’Ucraina merita la pace attraverso una posizione di forza. Una pace rispettosa della sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale, con forti garanzie di sicurezza. L’Europa si fa carico di tutta la sua parte di assistenza militare all’Ucraina», ha dichiarato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen lasciando l’Eliseo. Intanto, intervistato dall’emittente pubblica tedesca Ard, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha giudicato «debole» la capacità di difesa europea, mentre gli Stati Uniti, ha dichiarato, «vogliono compiacere Putin. Penso che sia lì il problema», ha affermato.
18 febbraio 2025

