Ucraina: Zelensky pronto a trattare con Putin

Le dichiarazioni in un’intervista citata dai media locali: «Se è l’unica soluzione per portare la pace, opteremo per questa soluzione». Il nunzio Kulbokas: «Saranno fondamentali i fatti. La Chiesa è nella sua esistenza stessa costruttrice della pace»

«Se questa è l’unica soluzione in cui possiamo portare la pace ai cittadini ucraini senza perdere persone, allora sicuramente opteremo per questa soluzione». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato con queste parole al giornalista britannico Piers Morgan – in un intervista citata da Kvyv Independent – la disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative con il presidente russo Vladimir Putin. L’Ucraina, ha detto, è pronta a porre fine alla «fase calda» della guerra.

«Parleremo con Putin – ha affermato il leader ucraino -. Anche la conversazione con Putin è un compromesso. Cosa importa il mio atteggiamento nei suoi confronti? Non sarò gentile con lui, lo considero un nemico. E per essere onesti, credo che anche lui consideri me un nemico», ha aggiunto, spiegando che il processo di negoziazione dovrebbe includere Ucraina, Stati Uniti, Unione Europea e Russia. Resta fermo un punto: Kiev non è disposta a riconoscere alcun territorio ucraino occupato come territorio russo.

Netto il giudizio del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Il fatto di essere pronti deve essere basato su qualcosa. Finora, questo può essere percepito solo come parole vuote», ha affermato davanti alla stampa nei giorni scorsi, ricordando che Zelensky aveva vietato tutti i negoziati per decreto nell’ottobre 2022, finché Putin fosse stato al potere in Russia. «Nonostante tutto, rimaniamo aperti ai negoziati», le sue parole. Intanto, ha aggiunto, sono in corso «contatti» tra Stati Uniti e Russia su argomenti specifici. Anzi, «si sono intensificati di recente», ha assicurato.

Di ieri, 6 febbraio, le parole del nunzio apostolico a Kiev l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, raccolte dall’agenzia Sir, a poco più di una settimana dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco (14-16 febbraio), durante la quale l’amministrazione del presidente Trump potrebbe presentare un piano per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. «Gli sviluppi nella situazione politica internazionale li notiamo, ma è difficile fare previsioni – osserva -. Soprattutto perché le parole contano quel che contano, ma saranno fondamentali anche le azioni, i fatti».

Interpellato sul ruolo della Chiesa, il presule rimarca che «la Chiesa, prima di tutto, cerca di essere con Dio e con gli uomini, vale a dire si impegna a portare la speranza. Si tratta di quella speranza divina che è come il motore interno per porre la vita al di sopra della morte, l’amore al di sopra della concorrenza, e ci rende tutti più fratelli, uniti contro il male e contro la guerra». La Chiesa insomma «è, e deve essere, nella sua esistenza stessa costruttrice della pace. Non si tratta di pacifismo, ma di pace, che si fonda sulla vita, sulla giustizia e sulla fraternità, e tiene conto della situazione, in modo che la teoria della pace non sia staccata dalla vita, la quale ha bisogno di essere difesa in tutti i sensi: spirituale e materiale, politico e umanitario».

7 febbraio 2025