Ue, Von der Leyen: «Finito il tempo delle illusioni. È il momento della pace attraverso la forza»

La presidente della Commissione europea intervenuta in plenaria all’Europarlamento sul piano RearmEu. «L’Europa è chiamata a prendersi maggiormente cura della propria difesa, non con passi graduali ma con il coraggio che la situazione richiede»

«La pace nella nostra Unione non può più essere data per scontata». La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lo ha affermato con forza questa mattina, 11 marzo, a Strasburgo, intervenendo alla plenaria dell’Europarlamento sul piano RearmEu. Un discorso dai toni fermi, il suo, in difesa delle recenti proposte in materia di spesa militare. «Siamo di fronte ad una crisi della sicurezza europea – ha rimarcato -. Ma sappiamo che è nelle crisi che l’Europa è sempre stata costruita. Quindi, questo è il momento della pace attraverso la forza. È il momento di una difesa comune. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi sarà necessario più coraggio. E altre scelte difficili ci attendono. Il tempo delle illusioni è finito».

Von der Leyen rivendica il consenso del Consiglio sul tema della difesa europea – «non solo non ha precedenti, era del tutto impensabile solo poche settimane fa» -, per affermare che «c’è una nuova consapevolezza che dobbiamo pensare in modo diverso e agire di conseguenza. L’ordine di sicurezza europeo è stato scosso e molte delle nostre illusioni vanno in frantumi». Le “illusioni” sono quelle nate dopo la fine della guerra fredda, quando «alcuni credevano che la Russia potesse essere integrata nell’architettura economica e di sicurezza dell’Europa; altri speravano di poter contare a tempo indeterminato sulla piena protezione dell’America. E così, abbiamo abbassato la guardia. Abbiamo ridotto la spesa per la difesa da una media di oltre il 3% a meno della metà».

Ancora, la presidente della Commissione Ue cita Alcide De Gaspari, che «70 anni fa disse: “Non abbiamo bisogno solo della pace tra noi, ma di costruire una difesa comune. Non si tratta di minacciare o conquistare, ma di scoraggiare qualsiasi attacco dall’esterno, mosso dall’odio contro un’Europa unita. Questo è il compito della nostra generazione”». De Gasperi infatti fu il propugnatore, all’inizio degli anni ’50, della Comunità europea di difesa, che non ebbe però attuazione. Per Von der Leyen, la conseguenza è che oggi bisogna ottenere «la pace attraverso la forza», appunto. «Vogliamo tirare fuori ogni singola leva finanziaria che abbiamo, per rafforzare e accelerare la nostra produzione di difesa. Con il piano Rearm Europe possiamo mobilitare fino a 800 miliardi di euro». Ne cita i punti chiave: la «clausola di salvaguardia nazionale», da attivare – « in modo controllato, limitato nel tempo e coordinato» – per tutti gli Stati membri, per mobilitare i bilanci nazionali per la difesa, fino ad arrivare a superare il 3% del pil, a fronte dell’1% che raggiunge oggi l’intero bilancio europeo; il Safe (Security action for Europe), un nuovo strumento finanziario per offrire agli Stati membri fino a 150 miliardi di euro in prestiti, che «dovrebbero finanziare gli acquisti presso i produttori europei, per contribuire al rilancio della nostra industria della difesa». Dalla dalla difesa aerea ai droni, dagli strumenti strategici al cyber, «in modo da massimizzare l’impatto dei nostri investimenti».

Anche l’utilizzo dei fondi di coesione per il RearmEu «è una possibilità che stiamo offrendo agli Stati membri. Gli Stati membri avranno la possibilità di reindirizzare alcuni dei loro fondi non impegnati verso progetti legati alla difesa. Potrebbe trattarsi di infrastrutture o di ricerca e sviluppo. Si tratta di una scelta volontaria. Spetterà al Parlamento e al Consiglio decidere su questa opzione aggiuntiva», sono ancora le parole di Von der Leyen. «Per lo stesso motivo, Rearm Europe prevede anche misure per mobilitare gli investimenti privati, con la Banca europea per gli investimenti e l’imminente Unione del risparmio e degli investimenti. Permettetemi di aggiungere che he tutto ciò avrà ricadute positive anche per la nostra economia e la nostra competitività. Se liberiamo la nostra potenza industriale, possiamo ripristinare la deterrenza contro coloro che cercano di danneggiarci. È tempo di costruire un’Unione Europea di Difesa che garantisca la pace nel nostro continente attraverso l’unità e la forza».

L’Europa insomma, è l’analisi della presidente della Commissione, « è chiamata a prendersi maggiormente cura della propria difesa. Non in un futuro lontano, ma già oggi. Non con passi graduali, ma con il coraggio che la situazione richiede». Parla del «deficit di sicurezza» gestito negli ultimi decenni, quando «pensavamo di godere di un dividendo di pace». E indivuda un “nemico”: «Putin ha dimostrato di essere un vicino ostile, non ci si può fidare di lui, si può solo dissuaderlo. Sappiamo che il complesso militare russo sta superando il nostro. La produzione europea è ancora su un ordine di grandezza inferiore. E al di là delle capacità tradizionali, la gamma di minacce che dobbiamo affrontare si allarga di giorno in giorno».

11 marzo 2025