«Un bar senza slot», locale premiato a Morena

Al posto di slot e gratta&vinci c’è uno scaffale pieno di libri. La testimonianza di Nicola, un anno di gioco e tanti danni. Settimana di mobilitazione nazionale contro l’azzardo

«Mi hanno proposto di mettere le slot nel bar ma ho rifiutato. Portano “gentaccia” e a guadagnarci è soprattutto lo Stato. E ho tolto anche i gratta&vinci perché c’era gente che si uccideva, 300 euro a botta, anche anziani». A parlare così è Stefano Sperati, 44 anni, titolare del bar “La Torre”, nel quartiere di Morena. Ora al posto delle slot e dei gratta&vinci c’è uno scaffale strapieno di libri. È un servizio che offre il bar ma anche servizio comunitario. «Chi vuole prende e porta libri. “Porta uno e prendi uno”, era il mio invito ma c’è anche chi me ne porta di più e chi ne prende di più. Sono molto soddisfatto».

Scelte che gli hanno meritato il premio “Un bar senza slot ha più spazio per le persone”, assegnato dal movimento “Slotmob”, con la motivazione del “contrasto al gioco d’azzardo e la promozione del gioco sano che crea spazio alle relazioni tra le persone”. L’occasione è stata la prima iniziativa della “mobilitazione nazionale per liberarci dall’azzardo di massa” promossa dal movimento che ha visto sabato 21 giugno 15 slotmob in tutta l’Italia, ai quali seguono altri 34 fino alla fine della settimana.

A Morena l’iniziativa ha visto coinvolti la Comunità del Movimento dei Focolari Italia, le associazioni Sbroglia la Matassa, Abbraccio Planetario. Azione per Famiglie Nuove e il Gruppo dei giovani del quartiere Progetto Glicine 118. «L’azzardo è un problema che coinvolge tante famiglie, persone fragili – hanno sottolineato gli organizzatori -. Vogliamo dire la nostra per informare sulla verità dell’azzardo, le collusioni con la criminalità organizzata, la rinuncia della politica ad intervenire su un fenomeno dilagante che mina alle basi la tenuta del legame sociale creando solitudine e abbandono, il contrario della comunità che sola può fare da anticorpo positivo e rispetto delle persone”.»

Testimone dei danni dell’azzardo, ma anche della possibilità di uscirne fuori è stato Nicola, 19 anni, “giocatore” accanito per solo un anno ma già con fortissimi danni, personali, fisici e familiari («Avevo cominciato a rubare i soldi ai nonni»), «ma ora da 4 mesi e mezzo sono pulito, ho fatto il voto di non buttare più neanche un euro». Anche se, aggiunge, «so che basta proprio un euro per ricaderci, c’è chi è ricaduto dopo 20 anni. Non è un vizio, è dipendenza, è totalizzante, ti prende ovunque non solo quando passi davanti a una sala slot, anche quando sei con gli amici e ti isoli come davanti alla slot».

Lui, racconta in una sincera e forte testimonianza, ha cominciato «per abitudine, con gli amici, ma soprattutto perché non ero a posto con me stesso, avevo addosso una pesantezza di morte con pensieri suicidi e infatti mi ero fatto del male tagliandomi». Così comincia coi gratta&vinci, «prima e dopo scuola. Le prime volte se vincevo incassavo i soldi, in seguito li rigiocavo subito». Poi il passaggio alle slot e alla vlt. «Sono l’eroina del gioco, si diventa zombie, senza anima».

Ricorda la prima volta in una sala vicino al liceo Augusto. «Era come un tunnel tra i palazzi, pieno di lucette. Sono entrato, c’era odore di tabacco e silenzio, interrotto solo dal rumore delle piccole vincite». Nicolò rimane come stregato. «Solo lì avevo trovato il mio posto. Fuori sudavo, ero senza fiato, nella sala passava tutto appena ero davanti alla slot». Gioca e perde, inizialmente la paghetta di 20 euro («Alcuni adulti mi consolavano dicendo che loro ne avevano persi 800”).

Poi sempre di più soprattutto con alcuni “giochi”. «Una volta con 20 euro ne ho vinti 200, e ho vinto ancora. Ero convinto che avrei vinto all’infinito e invece ho perso tutto». E va sempre peggio. «Ho rinunciato agli amici e ai pasti per spendere tutto con le slot. Mi vedevo passare davanti sogni e speranze ma poi tornavo una nullità». Fin quando un’amica gli suggerisce di rivolgersi a un gruppo di “auto aiuto” dei “Giocatori anonimi”.

«Non so cosa mi ha fatto scattare questa decisione. Ma sicuramente chiedendo aiuto ho dovuto alzare bandiera bianca. Il “giocatore” pensa sempre di vincere invece bisogna arrendersi, ammettere di aver perso la battaglia e cominciare un’altra battaglia, partendo da se stessi, non cercando qualcosa al di fuori da sé. Ricercando serenità nella moderazione e parlando con altre persone che hanno il tuo stesso problema, come fratelli e sorelle».

Un ultimo pensiero lo ha per il sistema dell’azzardo. «Sono disgustato, dobbiamo reagire. Stanno facendo soldi sulle nostre fragilità, facendo cadere la responsabilità sui “giocatori”, invece noi siamo come gli insetti attirati dalle luci. Non facciamoci distrarre che questi ci vogliono solo fregare», è il suo appello.

La risposta provano a darla i ragazzi del Progetto Glicine 118. «Glicine perché come la pianta ci arrampichiamo nella società – ci dice Nicolò, anche lui 19 anni – creando spazi di comunità, perché solo creando una rete di persone si riescono a superare i problemi delle “dipendenze” che invece si tende a normalizzare». Una bella storia di quartiere che racconteremo presto.

24 giugno 2025