Vaccini anti Covid, Amref: i Paesi ricchi rinuncino alle dosi

Per il direttore Micucci è «paradossale» programmare la quarta dose quando molti Paesi non hanno immunizzato neanche il 2% della popolazione

Il direttore generale di Amref Health Africa – Italia Guglielmo Micucci parla della lotta al Covid-19 e della sua situazione «paradossale». Raggiunto dall’agenzia Dire, interviene in particolare sulle recenti dichiarazioni del capo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Ghebreyesus, secondo cui la corsa alla dose booster non solo potrebbe non essere risolutiva ma potrebbe peggiorare la pandemia, dal momento che acuisce la carenza di vaccini in tanti Paesi del mondo. «Sembra una provocazione – riflette – ma in realtà è una prospettiva concreta. È paradossale che da noi si programmi la terza dose, o Stati come Israele già pensino alla quarta, quando molti come il Congo o il Sud Sudan non hanno immunizzato neanche il 2% della popolazione. I Paesi ricchi devono avere il coraggio di concretizzare gli impegni presi – aggiunge -, arrivando perfino a rinunciare a delle dosi già prenotate per i loro Paesi».

Per Micucci, è «importante a rafforzare la protezione contro il Covid-19. Il punto è che mentre i paesi sviluppati – Europa e Nord Africa in testa – si rafforzano, il virus continua a circolare a livello globale e questo non solo causa sofferenze ma favorisce la comparsa di nuove varianti che minacciano anche noi. Lo abbiamo visto con Omicron: è bastata una persona giunta in aereo dall’Africa per portare questa variante in Europa». Il nodo, prosegue, è «la corsa ai vaccini». E fa l’esempio del nuovo siero approvato solo pochi giorni fa, il Novavax: «L’Unione europea ne ha già ordinate 200 milioni di dosi. È come se tutti i paesi fossero in fila al supermercato: agli ultimi posti troveremmo i Paesi poveri, compreso il meccanismo Covax, messo in piedi proprio per assicurare i vaccini ai Paesi svantaggiati. Così non può andare».

Di qui l’appello ai governi a «evitare queste ingiustizie, arrivando perfino a rinunciare alle dosi già acquistate», di cui «quasi un miliardo sono ferme nei magazzini». Ma ancora non basta. «Molti Stati – riferisce ancora il direttore generale Amref all’agenzia Dire – hanno sistemi sanitari estremamente fragili o persino inesistenti. Basti pensare al Sud Sudan, che quando è iniziata la pandemia aveva una sola unità di terapia intensiva». In questi casi non si riesce, ad esempio, a garantire la catena del freddo, indispensabile per la conservazione dei sieri. Ancora, è di pochi giorni fa la notizia che la Nigeria ha dovuto distruggere oltre 1 milione di dosi ormai scadute. Questo, nell’analisi di Micucci, porta a galla un altro problema, «ossia il fatto che i Paesi sviluppati spesso donino partite di vaccini prossime alla scadenza».

A questo si aggiunge lo scoglio della produzione dei vaccini o della difficoltà ad acquistare mascherine o altri presidi anti-contagio, così come l’impossibilità di effettuare tamponi. La questione, conclude Micucci, «è estremamente complessa, come dimostra anche la pluralità di necessità a cui cerca di rispondere Amref con i programmi realizzati in vari Paesi, che vanno dalla formazione del personale medico-sanitario alla sensibilizzazione della popolazione. Anche lì ci sono persone che hanno perplessità sul virus e sull’affidabilità dei vaccini. E a portare le dosi nelle zone remote del Kenya – aggiunge – ci pensano i nostri “flying doctors”».

30 dicembre 2021