Verso le Olimpiadi, Bianchi: «Difficile un pronostico, la scherma è imprevedibile»
In partenza per Parigi l’atleta romano. Il 29 luglio l’esordio nella prova individuale; il 4 agosto in quella a squadre. «Sono un fiorettista atipico. Punto su estro e sacrificio»
Per un atleta la preparazione delle valigie prima di un grande evento è un momento catartico. Ripensi ai mesi di preparazione e al futuro incerto che ti aspetta. Lo sa bene Guillaume Bianchi, fiorettista italiano della squadra olimpica di scherma che esordirà il 29 luglio nella prova individuale e il 4 agosto in quella a squadre. L’azzurro, nato a Roma ma vissuto da sempre a Frascati, dove si allena, sta per partire per Parigi insieme a Valentina, sua moglie. Per lui saranno i primi Giochi Olimpici, ma la parola esordiente non gli si addice. Ha già vinto il titolo mondiale a squadre nel 2022 al Cairo, l’oro europeo lo stesso anno ad Antalya, il bronzo individuale continentale a Plovdiv, in Bulgaria, e il bronzo a squadre nel 2024 all’Europeo di Basilea. È pronto per il grande salto.
Come si fa a conciliare la tensione con la voglia di far bene?
A saperlo… (ride, ndr). Il contesto sarà bellissimo, ma porterà grande pressione. Cercherò di aggrapparmi ai bei ricordi delle medaglie già conquistate, tenendo a mente che è semplicemente una gara di scherma, uno sport che pratico da anni.
Come si è avvicinato al fioretto?
Ho iniziato da piccolo. A Frascati c’è una palestra molto importante, se sei un bambino che vive lì inevitabilmente ne rimani attratto. I miei genitori non conoscevano più di tanto questo sport, ma me l’hanno fatto provare e mi è piaciuto molto. Poi sono i maestri stessi che ti indirizzano nella specialità. Ho cominciato con il fioretto e non ho mai smesso.
Che cos’è per lei la scherma?
È una passione che dopo tanti anni finisci per amare e odiare allo stesso tempo. Il professionismo ti porta spesso a vedere solo i lati negativi della tua disciplina, fattori che magari da fuori non emergono. La sfida è quella di rimanere innamorati anche quando ciò che ti piace diventa un lavoro.
Quali sono questi lati negativi?
È uno sport molto imprevedibile, dove il numero uno del mondo può perdere anche con uno meno esperto. Non sai mai cosa aspettarti. Ci sono tante variabili in gioco e questo porta ansia e preoccupazione. È una specie di partita a scacchi con mosse e contromosse in continuo movimento e in pochissimi minuti.
E quelli positivi?
Che racchiude sia i valori dello sport individuale sia di quello a squadre. Ma soprattutto che non esiste una tipologia di fisico vincente. Nel basket, così come nella pallavolo, se non sei molto alto difficilmente hai possibilità di sfondare. Nella scherma invece non ci sono caratteristiche ben precise da possedere. Questo permette a persone con fisici e abilità diverse di essere competitivi allo stesso modo.
Lei come si descriverebbe?
Sono un fiorettista atipico. Non ho una grandissima mano, ma sono molto fisico. Punto sull’estro e sul sacrificio, consapevole che tecnicamente non sono tra i migliori. I miei punti di forza sono la velocità di piedi e di gambe. E poi spingo molto sull’aspetto tattico, studiando a fondo come preparare gli assalti. Cerco di essere il più razionale e freddo possibile, è un modo per non far sopraggiungere la tensione.
La accusa spesso?
Sì, ma ci lavoro molto anche con l’aiuto di un mental coach che mi ha insegnato a gestire determinate situazioni e andare con la mente oltre le inevitabili emozioni.
Che cosa si aspetta da queste Olimpiadi?
L’Italia del fioretto parte forte come sempre, sia a livello individuale, sia a squadre. Ma è difficile fare un pronostico, proprio perché la scherma è imprevedibile. Penso che non ci siano dei veri e propri favoriti. Ci saranno sicuramente atleti esperti di noi, ma sapremo dire la nostra. Andremo sicuramente per giocarci una medaglia perché sappiamo che è nelle nostre corde.
Poco più di un mese fa agli Europei di Basilea avete conquistato un bronzo.
È un risultato che non ci ha soddisfatti. Venivamo da due ori, quindi è stato un passo indietro. Ma ci ha reso consapevoli che non bisogna mai abbassare la concentrazione. La fiducia in noi stessi però non è calata. È stata un’esperienza che ci ha messo in guardia per le Olimpiadi.
Che tipo di squadra siete?
Siamo una squadra molto giovane, con tre esordienti. Alessio (Foconi, ndr) è il veterano, ma di spirito non sembra, è il primo a scherzare e a fare gruppo. Siamo quattro personalità diverse ma molto uniti.
Vi ha dato qualche consiglio la portabandiera Arianna Errigo?
Con Arianna c’è un bellissimo rapporto. Anche lei si allena a Frascati. In realtà di Olimpiadi abbiamo parlato molto poco. Mi ha detto di viverle al 100 per cento come esperienza di vita, ancora prima che sportiva.
E l’olimpionico di Rio Daniele Garozzo?
Daniele è un amico. Mi ha consigliato di pensare punto dopo punto, assalto dopo assalto, e di trasformare l’ansia in voglia e concentrazione. Il suo ritiro (per un problema cardiaco, ndr) ci ha preso alla sprovvista. Siamo molto dispiaciuti per lui perché da atleti sappiamo che cosa vuol dire rinunciare alle Olimpiadi. Abbiamo cercato di stargli più vicino possibile. Eravamo concentrati solo su di lui in quel momento, senza pensare a nessuna dinamica di squadra o tattica.
Ha un idolo a cui si ispira?
Avere Daniele in palestra ti fa venire sicuramente fame e voglia di imparare. Ma non ho mai avuto idoli. Ho sempre cercato di pensare solo a me e di superare i miei limiti. Con la consapevolezza che ogni atleta è diverso ed è difficile imitare qualcun altro.
Nemmeno in altri sport?
Nemmeno. Però sono un gran tifoso della Roma. La seguo praticamente sempre e quando posso vado anche allo stadio.
Ha altre passioni?
Di tempo libero ne ho poco. Quando non mi alleno o gareggio cerco di fare una vita normale stando a casa con mia moglie e i nostri due cani. Lei per me è molto importante, mi dona tanta tranquillità. C’è sempre per me, mi sostiene e quando può mi segue nelle gare. Verrà anche lei a Parigi.
La città dove vi siete sposati. Un segno?
Ho cercato di forzarlo questo segno (ride, ndr). No, scherzo. Parigi è la sua città preferita e abbiamo deciso di sposarci lì. Speriamo che diventi anche la mia.
Sarà felice dopo le Olimpiadi se…?
A livello materialistico, se sarò tornato con una medaglia. Le lascio immaginare il colore. In caso contrario, se non avrò rimpianti, consapevole di aver dato il massimo e di aver perso solo a causa di un avversario che è stato più bravo di me.
25 luglio 2024

