67 le vittime del naufragio di Crotone. Frontex: «Subito avvertita l’Italia»

Aperta la camera ardente. I dubbi sull’efficacia della catena di soccorso. L’avvistamento nella serata del 25 febbraio: «Buone condizioni di galleggiabilità». La Guardia costiera: alle 4.30 le prime chiamate per la barca in pericolo. «Nessuna segnalazione dai migranti a bordo»

Aperta questa mattina, 1° marzo, a Crotone, la camera ardente per le vittime del naufragio di domenica 26 febbraio: 67. Dopo il bambino dell’età di cinque o sei anni recuperato ieri, quando già era buio, nelle acque di Steccato di Cutro, è stato trovato oggi il corpo di un’altra bambina. Le loro piccole bare bianche si sono aggiunte a quelle già allineate all’interno del Palamilone, il palazzetto dello sport davanti al quale, in questi giorni, si è snodato il corteo silenzioso e spontaneo della gente: un via vai continuo di persone che hanno portato fiori – depositati lì, davanti al cancello dell’impianto sportivo -, pregando in tutte le lingue. Tra i fiori, il cartellone dei tifosi della curva sud della squadra di calcio del Crotone: «Silenzio e giustizia per le vittime del mare».

Intanto si indaga. Sul naufragio, non sui soccorsi, ha precisato più volte il procuratore capo di Crotone Giuseppe Capoccia. Comunque, ha assicurato, saranno raccolti tutti i dati «per inquadrare la situazione». Il nodo: nessuno ha mai dichiarato un evento Sar per questo barcone, quindi non è mai partita un’operazione di ricerca e soccorso. «Nelle tarde ore di sabato, un aereo di Frontex che sorvegliava l’area italiana di ricerca e soccorso nell’ambito dell’operazione Themis ha avvistato un’imbarcazione pesantemente sovraffollata che si dirigeva verso le coste italiane – riferisce un portavoce all’Ansa -. Come sempre in questi casi, abbiamo immediatamente informato tutte le autorità italiane dell’avvistamento. Il nostro aereo – aggiunge – ha continuato a monitorare la zona fino a quando non è dovuto rientrare alla base per mancanza di carburante».

L’unità in navigazione a circa 40 miglia dalla costa, con a bordo «circa 200 persone», navigava da sola regolarmente e «non c’erano segni di pericolo. Le autorità italiane hanno inviato due motovedette per intercettare l’imbarcazione, ma le condizioni meteorologiche avverse le hanno costrette a rientrare in porto – è ancora il racconto del portavoce -. L’operazione di salvataggio è stata dichiarata nelle prime ore di domenica, dopo che il naufragio è stato localizzato al largo di Crotone. L’operazione, coordinata dalle autorità italiane, è stata condotta via terra, via mare e via aerea con il supporto di una nave e di un aereo di Frontex».

Alle 4.30 circa, ricostruisce la Guardia costiera, «ci sono giunte alcune segnalazioni telefoniche da terra relative a un’imbarcazione in pericolo a pochi metri dalla costa». A informare dell’avvenuto naufragio, i carabinieri, precedentemente allertati dalla Guardia di finanza. «Questa – sottolineano dalla Guardia costiera – è la prima informazione di emergenza pervenutaci riguardante l’imbarcazione avvistata dal velivolo Frontex. Nessuna segnalazione telefonica è mai pervenuta ad alcuna articolazione della Guardia costiera dai migranti, presenti a bordo, o da altri soggetti come avviene in simili situazioni». Dopo la segnalazione è stato immediatamente attivato il dispositivo Sar, sotto il coordinamento della Guardia costiera di Reggio Calabria, con l’invio di mezzi navali, aerei e terrestri e personale.

Riguardo al mancato Sos da parte dei migranti a bordo, uno dei superstiti interrogato dalla forze dell’ordine ha riferito che uno degli scafisti del barcone naufragato disponeva di un telefono satellitare e di un apparecchio per inibire le onde radio/telefoniche. La sua testimonianza è nel decreto di fermo –  una quarantina di pagine – a carico di due presunti scafisti maggiorenni. Per il terzo fermato procede la Procura dei minorenni di Catanzaro.

1° marzo 2023