#8marzodellebambine: Unicef dalla parte delle più piccole

Torna la campagna per la Giornata della donna, con il rapporto “Posso essere quello che voglio” e un manifesto per la promozione della parità di genere

È dedicata ai 600 milioni di ragazze nel mondo che «hanno la potenzialità per diventare imprenditrici, scienziate, visionarie, leader politiche capaci di dare vita a importanti cambiamenti» ma «ogni giorno incontrano barriere che ostacolano questo percorso» la campagna Unicef #8marzodellebambine di quest’anno. Un’iniziativa in occasione della Giornata internazionale della donna, che l’organizzazione delle Nazioni Unite lancia con un nuovo rapporto e un video intitolati “Posso essere quello che voglio”, oltre che con un manifesto per la promozione della parità di genere a tutti i livelli (tutto disponibile online). «Il nostro impegno deve essere quello di assicurare a tutte le donne, le bambine e le ragazze il rispetto dei loro diritti, della dignità, delle opportunità perché ognuna possa operare le scelte che desidera, senza più alcuna paura o barriera», dichiara il presidente di Unicef Italia Francesco Samengo. Accanto all’Unicef come portavoce della campagna ” anche due donne: la make-up artist Clio Zammatteo e la campionessa olimpica Valentina Vezzali.

«Come donna, mamma e imprenditrice sono convinta che offrire alle bambine e alle ragazze le giuste opportunità per esprimere sé stesse, superando ogni forma di ostacolo, barriera di genere, sociale o culturale, sia il fondamento per un mondo più equo e sostenibile. Ogni bambina e bambino hanno diritto a realizzare i propri sogni», dichiara Clio Zammatteo. «Come cittadina del mondo e ancor prima come donna e come mamma sostengo con convinzione l’uguaglianza di genere come principio cardine per una società sana e migliore – le fa eco Vezzali -. Per i miei figli sogno un futuro nel quale donne e uomini abbiano gli stessi diritti e dove ogni bambina e bambino possa ambire ad essere ciò che desiderano senza dover fare i conti con discriminazioni, pregiudizi e stereotipi».

«Ancora ora oggi nel mondo, ogni 10 minuti, un’adolescente muore a causa di violenza; la gravidanza e il parto sono le principali cause di morte e malattia tra le adolescenti – è la denuncia dell’Unicef -. A livello globale circa 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza sessuale durante la loro vita. Nel 2017 dei circa 1,2 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni che vivevano con Hiv, 3 su 5 erano ragazze. Ogni 3 minuti un’adolescente viene contagiata da Hiv». Un altro dramma è quello delle spose bambine, che si stima siano «2 milioni all’anno (con una riduzione globale di circa 25 milioni di matrimoni in meno rispetto a quelli previsti 10 anni fa a livello mondiale). Senza un’ulteriore accelerazione, oltre 150 milioni di ragazze in più si sposeranno prima del loro 18° compleanno entro il 2030».

Almeno 200 milioni le donne e le ragazze sottoposte a mutilazioni genitali femminili. La stima di Unicef è che altre 68 milioni di ragazze le subiranno entro il 2030 «senza una forte accelerazione nell’azione per porre fine a questa pratica». Per quanto riguarda l’istruzione, «il 10% delle bambine in età da scuola primaria non la frequenta. Molte altre non possono iscriversi alle scuole secondarie e hanno bisogno di sostegno per sviluppare competenze di base nella lettura e in matematica; 131 milioni di ragazze nel mondo sono fuori dalla scuola». Da ultimo, «1 giovane ragazza su 3 – rispetto a 1 ragazzo su 6 -, tra i 15 e i 29 anni, non lavora, non riceve un’istruzione o corsi di formazione; solo il 66% dei Paesi hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria, il 45% nell’istruzione secondaria inferiore e il 25% in quella secondaria superiore». La conclusione dell’Unicef è che «dal pregiudizio all’istruzione, alla protezione, all’uguaglianza fino al mondo del lavoro sono ancora troppi gli ambiti in cui donne, ragazze, bambine vengono sistematicamente penalizzate, negando loro il diritto ad autodeterminarsi, a poter essere ciò che vogliono».

Unicef Italia ricorda anche «5 cose che posso fare ogni giorno», a cominciare dalla scelta di «utilizzare un linguaggio rispettoso delle differenze di genere». Il criterio è quello di «aggiungere possibilità», vale a dire «sin dalla prima infanzia lasciare i bambini e le bambine liberi di giocare con quello che preferiscono, i colori che preferiscono, i mestieri che preferiscono». Anche leggendo ai bambini e alle bambine «libri che abbiano protagonisti maschili o femminili che non riproducano stereotipi di genere». L’obiettivo: «Praticare l’uguaglianza. Dare il buon esempio nel quotidiano dividendosi i compiti del lavoro domestico e della cura». In concreto, si tratta di «garantire a ogni bambina e a ogni bambino la possibilità di essere ciò che vogliono, lasciando loro la possibilità di essere uguali solo a sé stessi».

7 marzo 2019