8xmille, la Giornata di sensibilizzazione

Oltre duecento parrocchie coinvolte nell’iniziativa che proseguirà fino al 30 settembre. Fondi destinati a culto, carità e sostegno del clero. Importante la firma: oltre metà delle dichiarazioni ne è priva

Aiutare i poveri, gli anziani, i giovani in cerca di lavoro. Grazie all’8×1000 destinato alla Chiesa cattolica è possibile fare tutto questo ed altro ancora, ed è sufficiente una firma. Una firma sulla dichiarazione dei redditi o sugli altri modelli fiscali. Per saperne di più, domenica 15 aprile la diocesi di Roma vivrà la grande Giornata di sensibilizzazione alla firma per la destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Oltre 200 parrocchie saranno coinvolte in questa mobilitazione con messaggi di sensibilizzazione durante le Messe e tavolini informativi. La firma di ognuno è importante: oltre il 50% delle dichiarazioni non reca alcuna firma per la destinazione dell’8xmille e le firme per la Chiesa cattolica sono in diminuzione. «È necessaria perciò una seria sensibilizzazione dei contribuenti a firmare», spiegano dal Servizio diocesano per il Sovvenire impegnato proprio in quest’attività.

Il periodo di sensibilizzazione durerà fino al 30 settembre, data di scadenza ultima per presentare la scheda firmata da parte di chi compila il Modello Unico telematico o è in possesso solo della Certificazione unica (Cu, l’ex Cud). I lavoratori e pensionati esonerati dalla dichiarazione dei redditi avranno la possibilità di esprimersi firmando la scheda che possono trovare nelle parrocchie aderenti all’iniziativa del Servizio diocesano.

Ogni anno la Chiesa cattolica in Italia riceve all’incirca un miliardo di euro attraverso l’8xmille. Negli ultimi anni questa cifra è scesa; a oggi è di 986 milioni. Ma come vengono spesi questi soldi? L’8xmille finanzia tre aree: esigenze di culto e pastorale, interventi di carità e sostegno dei sacerdoti. Alla prima area (361 milioni) appartengono la costruzione di nuove chiese, soprattutto nelle periferie, la creazione di centri di ascolto e di accoglienza al servizio dei cittadini; progetti di volontariato, di assistenza sociale, di accompagnamento a famiglie in difficoltà, così come il supporto economico a chi vuole affrontare processi matrimoniali canonici e non ha le risorse per farlo; infine, la tutela e il restauro dei beni culturali ecclesiastici, che costituiscono il 70% del patrimonio artistico italiano (su circa 95mila chiese ben 85mila sono ritenute un bene culturale).

Per gli interventi di carità sono stanziati 275 milioni, cifra aumentata costantemente negli anni. Sono supportati progetti nelle 226 diocesi italiane. A Roma è nato “Quartieri solidali”, dedicato alle persone più fragili, soprattutto anziani e ammalati, fornendo compagnia, assistenza, telesoccorso durante tutto l’anno. A favore dei Paesi del Sud del mondo – dal Madagascar al Congo solo per fare due esempi – sono stati approvati finora più di 11mila progetti.

Al sostegno dei sacerdoti (cui vanno principalmente le offerte deducibili, tuttavia non sufficienti) vanno 350 milioni. «In Italia – sottolineano ancora dal Servizio del Sovvenire – ci sono circa 35mila preti diocesani, di cui 500 missionari. Un prete “costa” all’anno circa 15mila  euro lordi, con stipendi che variano da 900 euro circa al mese per i sacerdoti appena ordinati a 1.300 circa per i vescovi a fine mandato. Prestano un servizio costante 7 giorni su 7, week–end compresi». In Italia le sole parrocchie forniscono aiuti per almeno 260 milioni di euro all’anno. Le mense dei poveri forniscono sei milioni di pasti all’anno per un valore di circa 27 milioni di euro. Motivo in più per mettere quella firma. (Salvatore Buscemi)

10 aprile 2018