Bizzeti (Anatolia): «Non dimenticateci. Abbiamo bisogno di aiuti»

L’appello arriva dal vicario apostolico, che è anche presidente di Caritas Turchia, a un mese dal primo terremoto che ha colpito l’area. «La situazione è ancora drammatica»

Parla da Iskendereun, in Turchia, il vicario apostolico dell’Anatolia Paolo Bizzeti, che è anche presidente di Caritas Turchia. E fa il punto della situazione, a un mese dalla prima scossa di terremoto che ha devastato tutta l’area, il 6 febbraio scorso. Raggiunto telefonicamente dall’agenzia Sir, rivolge anzitutto un appello: «A non dimenticarci, a programmare gli aiuti in modo intelligente e in base a dei progetti, attraverso i vari canali, in modo che unendo tutte le forze, governative e private, nazionali e internazionali, si possa sperare in una ricostruzione che non sia fare di nuovo una marea di grattacieli senza criterio».

Il vescovo gesuita racconta di una situazione «ancora drammatica. Pian piano – aggiunge – si spera di rientrare nella normalità, quanto meno di uscire dalla paura del terremoto perché le scosse di 9 giorni fa avevano di nuovo innalzato il livello della paura abbondantemente. Adesso è un po’ di giorni che non succede niente – riferisce – e speriamo di esserne fuori. Per un mese siamo stati dentro il terremoto. È chiaro che adesso emergono i problemi di fondo, cioè la mancanza di alloggi, la mancanza di lavoro, la difficoltà per i ragazzi di avere la scuola. La precarietà è a tutti livelli».

Nell’analisi di Bizzeti, ora è il momento di interventi «più di fondo, per poter mantenere almeno un po’  le persone in questi luoghi». Il pericolo infatti è «che gli sfollati, che sono partiti, non facciano più ritorno, il che significherebbe sicuramente un impoverimento». In prima linea, naturalmente, Caritas Turchia e Caritas Anatolia. «Abbiamo dei centri dove possiamo distribuire beni di prima necessità – informa il presule -. Stiamo distribuendo tende e stiamo cercando di organizzare anche dei piccoli corsi su qualche materia in modo che i ragazzi abbiano la possibilità di essere impegnati. Questi sono i nostri interventi. Grazie a Dio – aggiunge -, gli aiuti stanno arrivando, sia da parte della Chiesa sia da parte di enti pubblici e privati, nazionali e internazionali. Rimane il fatto che abbiamo bisogno di aiuti: ci vorranno mesi, anni, per tornare ad un minimo di normalità», conclude.

7 marzo 2023