I femminicidi, tra immaturità affettiva e cultura del possesso
Oltre 70 i casi da inizio dell’anno, incastonati in uno scenario di violenza molto più variegato. Indispensabile una visione che allarghi lo sguardo, chiamando in causa tutti
La cronaca criminale non dà requie. La statistica di omicidi di donne perpetrati dall’inizio dell’anno da parte di uomini ha ormai una cadenza sconcertante. Più di settanta dall’inizio del 2023 senza differenza di età, tutto per la mano violenta di un uomo e tutti con la stessa motivazione: incapacità di affrontare la frustrazione di un rifiuto. Di fronte a questi episodi le reazioni della gente sono fondamentalmente viscerali e guidate da sentimenti di vendetta. Per poter comprendere questo fenomeno non ci si può fermare a modelli interpretativi approssimativi e talvolta soltanto ideologici. Il femminicidio si va a incastonare in uno scenario di violenza molto più variegato nelle sue forme e diffuso in ogni ambito sociale e culturale. Quindi è indispensabile essere più precisi e puntuali nell’analisi di questo fenomeno e per iniziare va detto che lo stile di vita della società occidentale da decenni è guidato da un battage mediatico martellante improntato alla violenza di ogni tipo: verbale, nelle immagini e nei contenuti.
Nonostante ciò sia davanti agli occhi di tutti, non si comprende perché ci sia una così colpevole sottovalutazione dei cattivi maestri che, anche se in maniera remota e penalmente non perseguibile, sono con certezza i detonatori remoti di gesti cruenti da loro indotti. È necessario focalizzare l’analisi su un elemento che riguarda tutto il mondo occidentale e che si esprime in maniera diversa a seconda dell’età e del sesso: l’immaturità psicologico-affettiva. La maggioranza degli omicidi di donne si configura all’interno di relazioni pseudo-affettive centrate sul concetto deviato di possesso. L’amore- possesso, come dice Erich Fromm, è una delle forme sentimentali più equivoche e immature. Si fonda su reminiscenze di una affettività infantile in cui tutto viene reificato e quella che viene considerata la perdita di potere e della proprietà di una persona (divenuta “cosa”) genera sentimenti ostili e violenti.
La malsopportazione di una frustrazione orienta impulsivamente a reazioni bipolari per le quali si passa da un senso di dipendenza affettiva alla vendetta che, come vediamo, può assumere connotati omicidi. Mentre il bambino esprime la sua rabbia secondo le possibilità fisiche di offesa a sua disposizione, l’adulto guidato da emozioni infantili ha a disposizione un apparato fisico e di forza che non può non esitare a tradurre in un crimine (violenza o omicidio). Ciò si evince dalle cronache giudiziarie di questi casi in cui, quando non sia seguito il suicidio dell’assassino, emerge quasi sempre una incomprensione dell’attore violento sul come possa essere arrivato a tanto. Su questo si deve riflettere.
Questa lucidità, che fa seguito a un annebbiamento totale della ragione, ci dice molto. In prima battuta sulla mancanza di freni inibitori variamente intesi, sulle emozioni principali frutto di mala educazione che riconduce allo stile di vita della famiglia in cui spesso si giocano manifestazioni di violenza, magari solo verbale, in cui sono gli stessi genitori a rappresentare quei cattivi maestri di cui si è detto sopra. La colpevolizzazione di genere è, a mio avviso, riduttiva e ideologica sulla ricerca delle ragioni. Certamente è un dato oggettivo dell’atto ultimo ma non della sua origine. È indispensabile una visione che allarghi lo sguardo chiamando in causa tutti a essere più attenti a quelle forme di aggressività che escono dagli schemi normali e che possono essere le cartine di tornasole di derive pericolose e talvolta criminali.
La violenza giovanile è aumentata ed è trasversale, chiamando in causa maschi e femmine. Occorre allora vigilare ma anche cambiare lo stile di vita e i valori su cui si impronta la vita di relazione, a cominciare dalla famiglia e a seguire in tutte le altre agenzie educative, in primis la scuola ma anche nei contesti ecclesiali di aggregazione come ad esempio oratori e centri ricreativi. (Marco Emers Luparia)
11 settembre 2023

