Francesco: l’unità, «un cammino da percorrere insieme»
La veglia ecumenica con i partecipanti al Sinodo. «Vergogna per lo scandalo della divisione dei cristiani. Il mondo ha bisogno di una testimonianza comune»
Una lunga preghiera silenziosa interrotta dalle voci di cattolici, copti, anglicani, ortodossi, protestanti e rappresentanti di altre confessioni cristiane unite nella recita del Padre Nostro. Con questo momento di comunione si è conclusa venerdì sera, 11 ottobre, la veglia di preghiera ecumenica presieduta da Papa Francesco, nell’ambito della seconda sessione del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità, in piazza dei Protomartiri Romani, luogo che la tradizione indica come quello del martirio del primo Papa, adiacente alla basilica di San Pietro.

«Oggi esprimiamo anche la vergogna per lo scandalo della divisione dei cristiani, lo scandalo di non dare insieme testimonianza al Signore Gesù. Questo Sinodo è un’opportunità per fare meglio, superando i muri che ancora esistono tra noi». Così Bergoglio nell’omelia preparata per la celebrazione ma non pronunciata, e successivamente divulgata. Promosso dalla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi e dal dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, in collaborazione con la Comunità di Taizé, il momento di preghiera è stato voluto l’11 ottobre per celebrare l’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962, che determinò «l’ingresso ufficiale della Chiesa cattolica nel movimento ecumenico», e colui che lo convocò, san Giovanni XXIII, il “Papa buono” di cui la Chiesa fa memoria proprio l’11ottobre. Ricordati anche i 60 anni dalla pubblicazione della Lumen Gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, e dell’Unitatis Redintegratio, decreto sull’ecumenismo, entrambi promulgati il 21 novembre 1964 e dei quali sono stati letti alcuni stralci. Presenti i partecipanti al Sinodo, i 16 delegati fraterni, e altri rappresentanti a Roma delle varie tradizioni cristiane.
Il momento di preghiera, organizzato sulla scia della veglia Together, svoltasi lo scorso anno alla vigilia dell’apertura della prima sessione del Sinodo, è iniziata con la processione aux flambeaux che dall’Aula Paolo VI ha percorso poche centinaia di metri fino alla piazza, dove era stato collocato il crocifisso di San Damiano. «Concentriamoci sul terreno comune del nostro comune battesimo, che ci spinge a diventare discepoli missionari di Cristo, con una comune missione – le parole del Papa nell’omelia -. Il mondo ha bisogno di una testimonianza comune, il mondo ha bisogno che siamo fedeli alla nostra comune missione». Bergoglio si è soffermato inoltre sul profondo legame esistente tra l’unità dei cristiani e la sinodalità. L’unità, ha affermato, è un dono divino, «un dono imprevedibile» e in continua evoluzione sotto la guida dello Spirito Santo. Non è un traguardo da raggiungere, ma «è un cammino» da percorrere insieme. «L’unione tra i cristiani cresce e matura nel comune pellegrinaggio “al ritmo di Dio” – ha proseguito Francesco -, come i pellegrini di Emmaus accompagnati da Gesù risorto».

Il pontefice ha inoltre rimarcato che unità «non è uniformità, né frutto di compromessi o di equilibrismi. L’unità dei cristiani è armonia nella diversità dei carismi suscitati dallo Spirito per l’edificazione di tutti i cristiani». Il processo sinodale, ha concluso, insegna che l’unità è fondamentale per la missione della Chiesa, che ancora oggi trova la sua massima espressione nella testimonianza dei martiri. «Il movimento ecumenico – sono ancora le parole del Papa – è nato dal desiderio di testimoniare insieme, con gli altri e non lontano gli uni dagli altri, o peggio ancora gli uni contro gli altri. In questo luogo i Protomartiri ci ricordano che oggi, in molte parti del mondo, cristiani di diverse tradizioni danno la vita insieme per la fede in Gesù Cristo, vivendo l’ecumenismo del sangue. La loro testimonianza è più forte di qualsiasi parola, perché l’unità viene dalla Croce del Signore».
La veglia, scandita da letture in portoghese, arabo, cinese, malayalam, swahili, è stata introdotta dal cardinale Kurt Koch, prefetto del dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, il quale ha auspicato che la preghiera comune possa «rinnovare il desiderio di continuare nella dinamica sinodale il cammino insieme verso la piena unità».
14 ottobre 2024



