Siria, Pro Terra Sancta: «La situazione resta caotica»

La testimonianza di uno degli operatori da Aleppo, che racconta di interruzioni dell’elettricità e mancanza di acqua. Ma il Collegio francescano garantisce il pane»

«Negli ultimi tre giorni abbiamo assistito a un punto di svolta improvviso e inaspettato nella storia moderna della città, in particolare dopo l’evacuazione di molti centri di sicurezza da parte dello Stato stesso». A raccontare quanto sta succedendo ad Aleppo, in Siria, è Jabob, dell’organizzazione di volontariato Pro Terra Sancta, che descrive una situazione che «resta caotica» in tutto il Paese, mentre la città è ormai preda dei gruppi jihadisti antigovernativi.

Le milizie dell’opposizione, riferisce, «hanno conquistato la città partendo dall’angolo nord-occidentale. Il Collegio Francescano di Terra Santa è stato un punto focale degli scontri, poiché si trova proprio nella zona nord-occidentale della città. Ieri è stato colpito da un attacco aereo: un missile che ha distrutto una delle sezioni del monastero, ovvero il magazzino. Per fortuna, i frati stanno bene – aggiunge -, e il processo di produzione emergenziale del pane sta continuando».

Proprio il problema alimentare rischia di essere uno dei punti più critici, tra i possibili sviluppi della situazione, «soprattutto dopo il blocco delle strade per portare la farina dentro e fuori Aleppo», spiega Jacob. «Al momento, stiamo affrontando interruzioni dell’elettricità e mancanza di acqua, ma la squadra del Collegio di Terra Santa continua, nonostante l’attacco, a garantire la distribuzione di pane. Ho visitato proprio stamattina il forno: abbiamo ancora scorte di 2mila kg di farina, nella speranza che bastino».

La genesi e l’escalation della situazione rivivono nella testimonianza di un altro membro dell’organizzazione, Anton Barduk, anche lui da Aleppo. Mercoledì 27 novembre le prime avvisaglie. «Abbiamo iniziato a sentire forti rumori provenire dalla zona occidentale della campagna di Aleppo – ricorda -. Giorno dopo giorno, i suoni si avvicinavano sempre di più. Venerdì scorso abbiamo iniziato a ricevere notizie secondo cui il governo stava perdendo il controllo della città. Poi, quartiere dopo quartiere, il governo e l’esercito siriano si sono ritirati». Nella stessa giornata «sono partito anche io da Aleppo – continua Anton -. Sono uscito dalla città alle 7.30. Era un caos totale, le persone erano in preda al panico. Ho utilizzato la vecchia strada di Aleppo, che usavamo negli anni passati quando la città era circondata. Era affollata da migliaia di macchine e persone: abbiamo impiegato più di 18 ore per raggiungere la campagna occidentale di Homs. C’erano macchine di ogni tipo, mezzi della polizia, camion dei pompieri e molti soldati: sembrava che il governo avesse evacuato completamente la città. Molte persone evacuavano a piedi, anche nel deserto, con temperature sotto lo zero. E recentemente ho ricevuto notizie secondo cui anche questa strada è stata chiusa perché Jabhat al-Nusra, Tahrir al-Sham e altri gruppi hanno preso il controllo della zona».

L’urgenza ora è il cibo. «Le quantità disponibili di pane sono molto limitate – sono ancora le parole di Anton -. Lo stesso vale per il carburante. Non c’è acqua da tre giorni. La popolazione sta soffrendo molto a causa di questa situazione». Ad alimentare il panico e l’incertezza c’è l’imposizione di un coprifuoco: «Ieri è stato imposto un coprifuoco di 24 ore, dalle 17 alle 17 del giorno successivo. Oggi, è stato annunciato un altro coprifuoco dalle 19 alle 7 di domani. Oggi c’è stato un attacco alla stazione di Haftat Baghdad, vicino al centro di Aleppo, e si sentono da tutto il giorno aeroplani volare sopra la città».

L’operatore si trova ora in una valle cristiane nei pressi di Homs, dove in tanti stanno arrivando in queste ore in cerca di un rifugio. «Arrivano senza avere delle soluzioni per l’alloggio – racconta -. Ho appena incontrato una famiglia proveniente da Aleppo che ha impiegato 24 ore per arrivare qui. Ora non hanno un posto dove stare». Delle famiglie in fuga riferisce, da Damasco, anche Giacomo Gentile. «Da Latakia abbiamo iniziato a vedere dal secondo giorno tante famiglie che fuggivano da Aleppo dopo viaggi di 13-14 ore, per code infinite nel tratto di questa strada riaperto, arrivare a Hama, in queste macchine piene di materassi, di valigie, di coperte: i primi sfollati che cercavano riparo nella città di Latakia, in questo momento più stabile. Mi ha impressionato molto vedere tantissimi camion e camioncini, di quelli aperti dietro, solitamente utilizzati per trasportare oggetti e materiali pesanti, pieni di persone, bambini, tutti coperti alla buona con giacche a vento, col cappuccio tirato su, con le coperte. Viaggiano in condizioni disperate per fuggire da Aleppo, per raggiungere zone più sicure».

Pro Terra Sancta, da parte sua, continua il suo impegno nell’assistenza e nell’aiuto umanitario. Grazie al forno provvede alla produzione e alla distribuzione di pane ad Aleppo per le famiglie rimaste, sia a ovest che a est della città; è in partenza poi la distribuzione di cibo e medicinali per le famiglie rimaste in città, insieme all’allestimento di un supporto alle famiglie sfollate grazie alla distribuzione di coperte, cibo e beni di prima necessità , informano.

2 dicembre 2024