Il Papa: «Nulla vale la vita di un bambino»

Aperto il Summit internazionale sui diritti dei bambini. «Ancora oggi la vita di milioni di piccoli è segnata da povertà e guerra». Il ricordo delle vittime di migrazioni e sfruttamento, dei tanti “invisibili”. Gli interventi, dal ministro Tajani a Liliana Segre

«Ancora oggi, la vita di milioni di bambini è segnata dalla povertà, dalla guerra, dalla privazione della scuola, dall’ingiustizia e dallo sfruttamento. I bambini e gli adolescenti dei Paesi più poveri, o lacerati da tragici conflitti, sono costretti ad affrontare prove terribili. Anche il mondo più ricco non è immune da ingiustizie. Là dove, grazie a Dio, non si soffre per la guerra o la fame, esistono tuttavia le periferie difficili, nelle quali i piccoli sono spesso vittime di fragilità e problemi che non possiamo sottovalutare». Con queste parole Papa Francesco ha aperto questa mattina, 3 febbraio, il Summit internazionale sui diritti dei bambini dal titolo “Amiamoli e proteggiamoli”, organizzato dal Pontificio Comitato per la Giornata mondiale dei bambini. Un vertice che ha visto la partecipazione di importanti personalità di tutto il mondo: dalla regina Rania di Giordania all’ex vicepresidente americano Al Gore; dal vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani agli ex premier italiani Draghi e Gentiloni; dalla senatrice Liliana Segre a leader mondiali dello sport come il presidente del Cio Bach e della Fifa Infantino, ad autorità ecclesiastiche o del mondo del volontariato come il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.

«Non è accettabile – ha proseguito il pontefice – ciò che purtroppo negli ultimi tempi abbiamo visto quasi ogni giorno, cioè bambini che muoiono sotto le bombe, sacrificati agli idoli del potere, dell’ideologia, degli interessi nazionalistici. In realtà, nulla vale la vita di un bambino. Uccidere i piccoli significa negare il futuro. Anche l’individualismo esasperato dei Paesi sviluppati è deleterio per i più piccoli». Il Papa ha ricordato i tanti bambini che «muoiono da migranti nel mare, nel deserto o nelle tante rotte dei viaggi di disperata speranza. Molti altri soccombono per mancanza di cure o per diversi tipi di sfruttamento. Sono situazioni differenti – ha osservato -, ma di fronte alle quali ci poniamo la stessa domanda: come è possibile che la vita di un bambino debba finire così? No. Non è accettabile e dobbiamo resistere all’assuefazione. L’infanzia negata è un grido silenzioso che denuncia l’iniquità del sistema economico, la criminalità delle guerre, la mancanza di cure mediche e di educazione scolastica. La somma di queste ingiustizie pesa soprattutto sui più piccoli e più deboli. Oggi siamo qui per dire che non vogliamo che tutto questo diventi una nuova normalità. Non possiamo accettare di abituarci. Alcune dinamiche mediatiche tendono a rendere l’umanità insensibile, provocando un indurimento generale delle mentalità. Rischiamo di perdere ciò che è più nobile nel cuore umano: la pietà, la misericordia».

Il Papa ha anche fatto riferimento alla piaga dei bambini «invisibili», che non vengono registrati alla nascita, come «i piccoli Rohinghya», o gli «indocumentados al confine con gli Stati Uniti, prime vittime di quell’esodo della disperazione e della speranza di migliaia che salgono dal Sud verso gli Usa». Francesco ha ricordato di essere «cresciuto con i racconti della prima guerra mondiale, fatti da mio nonno, e questo mi ha aperto gli occhi e il cuore sull’orrore delle guerre. Guardare con gli occhi di chi ha vissuto la guerra è il modo migliore per capire l’inestimabile valore della vita. Ma anche ascoltare i bambini che oggi vivono nella violenza, nello sfruttamento o nell’ingiustizia serve a rafforzare il nostro “no” alla guerra, alla cultura dello scarto e del profitto, in cui tutto si compra e si vende senza rispetto né cura per la vita, soprattutto piccola e indifesa». Quindi ha ribadito la condanna dell’aborto: «In nome di questa logica dello scarto, in cui l’essere umano si fa onnipotente, la vita nascente è sacrificata mediante la pratica omicida dell’aborto. L’aborto sopprime la vita dei bambini e recide la fonte della speranza di tutta la società». Il pontefice ha concluso con un invito ad «ascoltare: dobbiamo renderci conto che i bambini piccoli osservano, capiscono e ricordano. E con i loro sguardi e i loro silenzi ci parlano. Ascoltiamoli!».

I lavori sono stati impostati in sette panel sui diritti dei bambini nel mondo di oggi, sui diritti alle risorse, all’educazione, al cibo e alla salute, alla famiglia, al tempo libero, alla vita libera da violenze. Tra gli interventi del mattino, Tajani ha annunciato che «presto porteremo in Italia 30 bambini malati di tumore» provenienti dalla Palestina e ha ribadito l’impegno italiano nel progetto Food for Gaza. Ha anche insistito sul contrasto al traffico di esseri umani: «Vogliamo che il Mare Nostrum diventi un mare di pace, non un cimitero di innocenti, soprattutto giovani e giovanissimi». Infine, la lotta alla denatalità «favorendo le donne madri che non devono essere penalizzate».

Liliana Segre ha raccontato la sua drammatica esperienza personale di privazione dell’educazione scolastica a seguito delle leggi razziali e ha invitato i giovani «a non girarsi dall’altra parte». Il tema dell’istruzione è tornato nelle parole di Draghi: «Investire nella scuola, in modo intelligente e lungimirante, è il primo atto di responsabilità per una società che intenda davvero amare e proteggere i propri figli. Proteggere i bambini significa essere pronti a cambiare i nostri atteggiamenti, come genitori e come nonni. E vuol dire essere pronti a cambiare i criteri delle scelte collettive, delle politiche pubbliche». E anche Impagliazzo, ricordando l’esperienza della Comunità di Sant’Egidio partita dalle borgate di Roma, ha parlato della necessità di «spezzare il circolo vizioso dell’analfabetismo e dell’abbandono scolastico, puntando su quel che l’alba della vita può dare, scommettendo su un domani migliore, aprendo la strada alla speranza». Gentiloni ha evidenziato il dramma della povertà che colpisce milioni di bambini nel mondo. Una realtà che «si sta aggravando» anche a causa del peso schiacciante del debito dei Paesi più poveri. Quindi ha richiamato gli appelli del Papa e il precedente della cancellazione del debito di 40 Paesi in occasione del Giubileo del 2000: «Un’opportunità economica e sociale», se si impiegassero le risorse risparmiate in istruzione e cura dei giovani.

3 febbraio 2025