Comunicazione: a Paolo Ruffini il premio Paoline 2025
Il riconoscimento assegnato nell’ambito di un corso di formazione alla Lumsa, promosso con l’Ordine dei giornalisti, l’Ucsi e l’associazione WebCattolici. Tra i temi, la «mitezza dell’informazione»
È andato a Paolo Ruffini, prefetto del dicastero della Comunicazione della Santa Sede, il premio Paoline 2025. Il riconoscimento gli è stato consegnato ieri, 27 maggio, dall’associazione Comunicazione e cultura Paoline odv, nella persona della presidente suor Paola Fosson, all’Università Lumsa di Roma. La cerimonia si è tenuta nella cornice di un corso di formazione promosso dall’Ordine dei giornalisti del Lazio, Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) Lazio, e dall’associazione WebCattolici italiani (WeCa). “Papa Francesco: Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori”, il tema dell’incontro, che è stato moderato da Maurizio di Schino, presidente di Ucsi, e Fabio Bolzetta, presidente di WeCa. L’iniziativa è stata organizzata con l’obiettivo di approfondire i contenuti proposti dal pontefice argentino nel messaggio per la 59ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e la deontologia professionale delle giornaliste e dei giornalisti.
«Paolo Ruffini – si legge nella motivazione del Premio – è una figura di grande rilievo nel panorama della comunicazione vaticana e più in generale nel mondo dei media cattolici. Attraverso un’esperienza profonda nel campo della comunicazione, sia laica che religiosa, ha maturato uno stile inclusivo e dialogante valorizzando il confronto tra idee. Il suo lavoro è sempre stato improntato alla fedeltà al messaggio evangelico, ascoltando e interpretando i segni dei tempi». Il Premio Paoline, conferito con cadenza annuale dall’associazione Comunicazione e cultura Paoline odv, viene assegnato agli operatori dei media che “si sono segnalati per aver dato la migliore espressione al messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”.
Tra i temi affrontati nel convegno, proprio quello della «mitezza dell’informazione», sulla scia di quanto detto da Papa Francesco e anche da Papa Leone XIV, che all’udienza con i rappresentanti dei media dello scorso 12 maggio esortò a disarmare le parole per disarmare la Terra. Una missione, ha sottolineato don Paolo Padrini, consigliere di WeCa, che deve essere legata non solo all’imprescindibile verifica delle notizie, «ma a una vera e propria spinta di verità».
Don Stefano Cascio, vicedirettore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma, ha esortato invece a riscoprire la bellezza della professione giornalistica, che non è solo trasmissione di informazioni ma «creazione di una cultura e di ambienti umani e digitali» come «spazi di dialogo e di confronto». Nella stessa prospettiva anche gli interventi di Sergio Talamo, direttore comunicazione di Formez, Paolo Valente, vicedirettore della Caritas italiana, e Rose Pacatte, delle Figlie di San Paolo.
Sul problema delle fake news si è invece soffermato Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, che ha portato esempi di recenti manipolazioni che si sono diffuse con facilità nella rete. Vere e proprie distorsioni del reale che devono essere corrette dalla deontologia professionale dei giornalisti. Uno strumento spesso in sintonia con lo «spirito del Vangelo», come sottolineato dai rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti nazionale e del Lazio, i rispettivi presidenti Carlo Bartoli e Guido D’Ubaldo e Roberta Feliziani, del Consiglio di disciplina laziale.
28 maggio 2025

