Milano-Cortina 2026, il Papa: «Rispettare la tregua olimpica in un mondo assetato di pace»
Nei XXV Giochi olimpici invernali, la lettera “La vita in abbondanza”, sul valore dello sport. «La persona deve rimanere sempre al centro», il monito. L’invito a «impegnarsi perché sia accessibile a tutti»
Nel giorno della cerimonia di apertura dei XXV Giochi olimpici invernali – a Milano e a Cortina fino al 22 febbraio – e dei XIV Giochi paralimpici – nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo -, la Sala stampa della Santa Sede ha diffuso questa mattina, 6 febbraio, la lettera di Leone sul valore dello sport. “La vita in abbondanza”: questo il titolo del documento, che ricorda anzitutto il tema della tregua olimpica, «riproposta in tempi recenti dal Comitato olimpico internazionale e dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In un mondo assetato di pace – è la tesi del Papa -, abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto». Di qui l’appello: «Incoraggio vivamente tutte le nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato».
Il pontefice non ha dubbi: «La persona, secondo la visione cristiana, deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale». Riassume quindi il valore dello sport nella dottrina cristiana, tracciandone un ampio excursus da san Paolo a oggi, citando figure come san Tommaso d’Aquino e l’opera dei «grandi educatori», da san Filippo Neri a san Giovanni Bosco, il quale «attraverso la promozione degli oratori, stabilì un ponte privilegiato tra la Chiesa e le nuove generazioni, facendo anche dello sport un ambito di evangelizzazione». In questa scia anche l’enciclica Rerum novarum (1891) di Leone XIII, che «stimolò la nascita di numerose associazioni sportive cattoliche, rispondendo così sul piano pastorale alle mutate esigenze della vita moderna – si pensi alle condizioni degli operai dopo la rivoluzione industriale – e alle nuove abitudini emergenti».
A cavallo tra il XIX e il XX secolo, il fenomeno sportivo divenne di massa e nel 1896 nacquero i Giochi Olimpici. A partire dal pontificato di Pio X la Chiesa cattolica, per voce dei Papi, «propose una visione dello sport centrata sulla dignità della persona umana, sul suo sviluppo integrale, sull’educazione e sulla relazione con gli altri, evidenziandone il valore universale quale strumento di promozione di valori come la fraternità, la solidarietà e la pace», sottolinea Leone XIV citando anche il Concilio, grazie al quale «è cresciuta la consapevolezza ecclesiale dell’importanza della pratica sportiva». Nelle parole del Papa, «molto significativi» sono stati i due Giubilei dello Sport celebrati da Giovanni Paolo II, il 12 aprile 1984 e il 29 ottobre 2000, allo Stadio Olimpico di Roma. «In questa stessa linea – scrive – si è posto il Giubileo del 2025, che ha rilanciato in modo esplicito il valore culturale, educativo e simbolico dello sport come linguaggio umano universale di incontro e di speranza. È l’orientamento che ha motivato la scelta di accogliere in Vaticano il Giro d’Italia».
Ancora, il pontefice prende spunto da uno sport anche ama praticare, il tennis, per ricordare che «numerose ricerche hanno riconosciuto che le persone non sono soltanto motivate dal denaro o dalla fama, ma possono sperimentare gioia e ricompense intrinseche alle attività che svolgono, compiendole, cioè, e apprezzandole per il loro stesso valore». A conferma, cita proprio la cosiddetta “flow experience” (o “flusso”) nello sport, un’esperienza che «si verifica in genere fra persone impegnate in un’attività che richiede concentrazione e abilità, quando il livello di sfida corrisponde o è leggermente superiore al loro livello già acquisito». Come in uno scambio prolungato nel tennis, appunto, nel quale «ogni giocatore spinge l’altro al limite del proprio livello di abilità. L’esperienza è esaltante e i due giocatori si spingono reciprocamente a migliorarsi; e questo vale tanto per due bambini di dieci anni quanto per due campioni professionisti», rimarca.
Leone elenca quindi gli aspetti dell’attività sportiva che «favoriscono la crescita della persona nella sua totalità», interrompendo la tendenza all’egocentrismo a vantaggio di una «fusione tra azione e consapevolezza» e dell’«unione con ciò che circonda» le persone mentre fanno sport. In particolare gli sport di squadra sono «una formidabile opportunità formativa» nella quale «i giovani si mettono in gioco in relazione a qualcosa che per loro è molto importante». Oltretutto, «lavorare insieme ai coetanei comporta talvolta la necessità di affrontare conflitti, gestire frustrazioni e fallimenti. Occorre persino imparare a perdonare. Prendono forma così fondamentali virtù personali, cristiane e civili».
In questo senso, è «fondamentale», per Leone XIV, il ruolo degli allenatori, nel «creare un ambiente in cui queste dinamiche possano essere vissute, accompagnando i giocatori attraverso di esse. Data la complessità umana coinvolta – sottolinea -, è di grande aiuto quando un allenatore è animato da valori spirituali. Vi sono molti allenatori di questo tipo, nelle comunità cristiane e in altre realtà educative, così come a livello agonistico e di élite professionale – l’omaggio del Papa -. Essi descrivono spesso la cultura della squadra come fondata sull’amore, che rispetta e sostiene ogni persona, incoraggiandola a esprimere il meglio di sé per il bene del gruppo. Quando un giovane fa parte di una squadra di questo tipo, apprende qualcosa di essenziale su che cosa significhi essere umani e crescere», perché «solo insieme possiamo diventare autenticamente noi stessi. Solo attraverso l’amore la nostra vita interiore diventa profonda e la nostra identità forte».
Alla luce di tutto questo, «occorre impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti», è l’appello conclusivo del Papa, che ricorda che «in alcune società che si considerano avanzate, dove lo sport è organizzato secondo il principio del “pagare per giocare”, i bambini provenienti da famiglie e comunità più povere non possono permettersi le quote di partecipazione e restano esclusi. In altre società – prosegue -, alle ragazze e alle donne non è consentito praticare sport. A volte, nella formazione alla vita religiosa, specialmente femminile, permangono diffidenze e timori verso l’attività fisica e sportiva. Occorre dunque impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti – sottolinea -. Ciò è molto importante per la promozione della persona».
Secco il no del Papa alla «dittatura della performance» e all’«invadenza del gioco d’azzardo». Nelle sue parole, «il rifiuto del doping e di ogni forma di corruzione è una questione non solo disciplinare, ma che tocca il cuore stesso dello sport», che «educa a un rapporto sereno con il limite e con la norma. Il limite – prosegue – è una soglia da abitare: è ciò che rende significativo lo sforzo, intelligibile il progresso, riconoscibile il merito. La norma è la grammatica condivisa che rende possibile il gioco stesso. Senza regole non vi è competizione, né incontro, ma solo caos o violenza. Accettare i limiti del proprio corpo, del tempo, della fatica, e rispettare le regole comuni significa riconoscere che la riuscita nasce dalla disciplina, dalla perseveranza e dalla lealtà». Una “lezione”, questa, che «va oltre il campo di gara».
6 febbraio 2026

