Approvato dal governo il pacchetto sicurezza
Il via libera del Consiglio dei ministri dopo un confronto di due ore. La premier Meloni: «Non misure spot ma un ulteriore tassello della strategia dell’esecutivo». Nordio (Giustizia): «Cerchiamo di evitare che si ripetano i tristi momenti delle Brigate rosse»
Alla fine di un Consiglio dei ministri durato circa due ore, il governo Meloni ha dato il via libera ieri, 5 febbraio, al nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura la premier Giorgia Meloni, che rivendica invece il ruolo di un Stato che «non si gira dall’altra parte», difende «chi ci difende» e restituisce «sicurezza e libertà ai cittadini». Nelle parole della presidente del Consiglio, si tratta di «un ulteriore tassello» della strategia dell’esecutivo, incentrata su «un approccio più duro» sulla sicurezza. Che si rende necessario anche perché finora «un certo doppiopesismo della magistratura» ha reso «difficile» difendere i cittadini.
Divieto di partecipazione a cortei e manifestazioni per i violenti e i sospetti. Un registro separato per i reati con “causa di giustificazione”. Una pesante stretta su baby gang e coltelli tra i giovani, fino ad arrivare alle multe per i genitori. Il decreto legge approvato si arricchisce di nuove norme, molte delle quali provenienti dall’altro disegno di legge (anch’esso approvato) e finite poi nel dl dopo i disordini di Torino e la morte di un giovane studente accoltellato in una scuola a La Spezia. Restano invece nel disegno di legge altre misure come lo sgombero immediato anche per le seconde case occupate. Previsto poi per la prossima settimana un nuovo pacchetto di leggi in materia di immigrazione, con il ritorno del “sistema Albania” e la possibilità di trasferire migranti nei Paesi terzi sicuri, per dare supporto entro giugno all’entrata in vigore delle nuove norme europee sull’immigrazione. Previsto anche il “blocco navale”, ossia l’interdizione delle acque territoriali.
Col pacchetto sicurezza «cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che si ripetano i tristi momenti» delle Brigate rosse, dichiara in conferenza stampa il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Tutto senza introdurre nessuna norma «liberticida», garantisce il titolare del Viminale Matteo Piantedosi. Il riferimento è a una delle novità più discusse: il fermo preventivo di 12 ore per «persone ritenute – per fondati motivi – pericolose. Ciò potrebbe avvenire anche per chi ha precedenti e segnalazioni specifiche negli ultimi 5 anni. Il pubblico ministero, sempre informato, potrà comunque decidere per il rilascio immediato», se mancano le condizioni.
Tra le novità anche un nuovo registro alternativo a quello degli indagati, nel quale inserire i colpevoli di reati in cui «appare evidente una causa di giustificazione», ai quali vengono comunque assicurate le garanzie difensive. Sarà il magistrato a decidere se inserire un nome nel registro degli indagati o meno. Ancora, le norme per contrastare la violenza giovanile, con la stretta sui coltelli e le multe a genitori ed esercenti; la stabilizzazione delle zone rosse con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città; pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d’ufficio. Nel testo pure il divieto di partecipare a manifestazioni per i condannati per terrorismo o lesioni agli agenti e per diversi altri reati gravi), e sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso. Assente la cauzione a cui la Lega auspicava e che il vicepremier Salvini assicura che il suo partito «porterà in Parlamento». Restano le multe – fino a quota 20mila euro -, con cui, assicura Piantedosi, «già si anticipa il concetto di responsabilizzare» chi organizza i cortei.
6 febbraio 2026

