Egitto, il patriarca Tawadros: «Nessun allarmismo su violenze anticristiane»

Il primate ha voluto ridimensionare episodi recenti, «eccezioni nel Paese dove anche la Sacra Famiglia venne a cercare rifugio e protezione»

Il primate ha voluto ridimensionare episodi recenti, «eccezioni nel Paese dove anche la Sacra Famiglia venne a cercare rifugio e protezione»

Ha rimandato alla fuga in Egitto di Giuseppe e Maria con Gesù Bambino, narrata nel Vangelo di Matteo, il patriarca Tawadros, per ridimensionare gli allarmismi sulla condizione dei cristiani in terra egiziana. Le vicende recenti di violenza e omicidi mirati contro i cristiani nel Sinai del Nord, ha detto, rappresentano delle «eccezioni, in un Paese dove già la Sacra Famiglia, in fuga da Erode, venne a cercare rifugio e protezione». Il primate ha scelto il canale satellitare CBC per sottolineare, in un’intervista trasmessa ieri, 27 marzo, che gli attacchi dei gruppi jihadisti colpiscono i cristiani egiziani ma anche l’esercito, le forze di polizia e la magistratura. Dietro tali azioni, ha rimarcato, «ci sono forze e organizzazioni estranee alla società egiziana, che puntano a dividere l’Egitto».

Il Primate della più consistente Chiesa radicata in un Paese arabo ha anche messo in risalto le relazioni armoniose tra Chiesa e istituzioni civili, rispondendo indirettamente alla critiche di eccessivo allineamento della Chiesa copta con il blocco politico-sociale che fa capo al presidente Abdel Fattah al Sisi. E ha ribadito che le buone relazioni tra la Chiesa e le istituzioni civili «non rappresentano un fatto negativo», e che la Chiesa può svolgere con più serenità la propria missione quando non c’è polarizzazione tra la compagine ecclesiale e lo Stato, e quando prevale la concordia tra le diverse componenti della società.

L’intervista ha fatto il punto anche sull’esodo forzato di oltre 300 famiglie copte fuggite dal Sinai del Nord lo scorso febbraio, dopo le violenze abbattutesi sulla locale comunità cristiana. Il patriarca ha rimarcato che il loro trasferimento ha rappresentato una misura eccezionale e temporanea, presa per salvaguardare le vite di tutti, e ha confermato che presto i nuclei familiari sfollati potranno fare ritorno alle proprie case, come già affermato nei giorni scorsi anche dal vescovo copto ortodosso di al Arish, Anba Kosman.

28 marzo 2017