Attacco in Siria: «Folle rispondere alla guerra con la guerra»

Le reazioni di padre Gambetti, dal Sacro Convento di Assisi, e don Sacco, coordinatore nazionale Pax Christi. «Vedere la realtà con gli occhi delle vittime»

Le reazioni di padre Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi, e don Sacco, coordinatore nazionale Pax Christi. «Vedere la realtà con gli occhi delle vittime»

«È guerra. È strage su strage. La guerra è il volto del male. Fermare la violenza è compito della comunità internazionale. È compito di tutti. Si risparmino vite umane e si garantiscano aiuti umanitari. Da Assisi si leva il grido di preghiera per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo. L’auspicio è che prevalgano le ragioni della pace». Il Custode del Sacro Convento di Assisi padre Mauro Gambetti usa queste parole per commentare l’attacco compiuto nella notte tra il 6 e il 7 aprile (2.30, ora italiana) dagli Stati Uniti contro la Siria di Assad: 59 missili Tomahawk lanciati, probabilmente da due navi da guerra, contro la base siriana di Al Shayrat, da dove, secondo l’intelligence americana, sarebbero partiti i jet di Bashar al Assad carichi di armi chimiche che, lo scorso 4 aprile, hanno colpito la provincia di Idlib. Secondo la tv di Stato siriana, l’attacco degli Stati Uniti alla base aerea «ha provocato perdite». Il governatore di Homs ha parlato di 5 morti, 3 militari e 2 civili, e 7 feriti. Per l’esercito italiano invece le vittime sono 6 e «pesanti» i danni. L’agenzia ufficiale Sana invece dà un numero più alto di vittime: 6 militari della base e 9 civili, tra cui 4 bambini.

«È un momento di smarrimento e di fortissima preoccupazione per ciò che ci può riservare il presente, già tragico, e il futuro. Qui non si tratta di crimini di guerra: la guerra è un crimine in sé», dichiara il coordinatore nazionale di Pax Christi don Renato Sacco. «Abbiamo già detto che la prima vittima di ogni guerra è la verità – afferma -. Significa dimenticare cosa è successo in Iraq o in Abissinia: anche lì era stato usato il gas e gli italiani erano in piazza Venezia ad applaudire. Il grosso pericolo è che si torni a considerare la guerra come uno strumento percorribile». Oggi, sostiene il sacerdote, «l’informazione rischia di travolgerci nella follia di fare il tifo per una parte o l’altra», con il pericolo «di entrare in una logica calcistica per cui si tifa per Putin, per Trump, per la Turchia o per Israele. Questo atteggiamento – sottolinea – è pura follia: di fronte a una tragedia come la guerra non si può fare il tifo. Perché la guerra è morte e non può essere la strada, mai. A noi credenti e a tutte le persone di buona volontà è chiesto di fare l’impossibile per opporci alla logica: guerra contro guerra, violenza contro violenza, missili contro missili».

Ancora, don Sacco invita a «stare attenti a non lasciarsi manipolare. C’è molto dolore e molte vittime perché ci sono grandi interessi, compresa l’industria delle armi e il petrolio. È facile che il potere politico, militare, manipoli le masse». Occorre allora «lavorare sulle coscienze perché non ci si lasci intruppare da questa cultura dove sembra inevitabile rispondere alla violenza con la violenza. Ripartire dalle vittime per vedere la realtà con i loro occhi: con il dolore, la puzza, il sangue marcio. Perché questa è la guerra. Tutto il resto è morte, è distruzione». Riguardo poi alla posizione del governo italiano che giudica «proporzionato l’attacco Usa in Siria», il sacerdote avverte: «Non possiamo avere lacrime per alcuni ed essere alleati dei carnefici per altri. C’è l’ipocrisia di condannare l’attacco ad Idlib e di vendere armi che bombardano lo Yemen». Il governo italiano infatti «sta vendendo armi all’Arabia Saudita, che sta bombardando lo Yemen. I morti in Siria sono diversi dai morti dello Yemen? Eppure in Yemen sono uccisi dalle bombe made in Italy», rimarca. Per Pax Christi tutto ciò «è anche il tradimento dell’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra».

La riflessione del coordinatore di Pax Christi si estende anche alla frontiere delle armi nucleari, di cui in questi giorni è in discussione all’Onu il Trattato per la messa al bando. «L’Italia – afferma – dovrebbe prendersi anche l’impegno di andare a condannare le armi nucleari all’Onu. Ricordiamoci che se con la stessa indifferenza con cui si schiaccia un pulsante per inviare missili si provasse una testata nucleare ridotta, avremmo uno scenario tragico». Don Sacco rinnova quindi l’invito alla Giornata di preghiera e digiuno per la Siria promossa con Caritas italiana per il 12 aprile. «Preghiera e digiuno per opporsi con risolutezza alla guerra – dice -. Il digiuno serve a rendere più forti, non significa arrendersi alla violenza. La non violenza non è rassegnazione. Bisogna ribellarsi in modo non violento alla follia e alla cultura della guerra».

7 aprile 2017