A Corcolle nasce “Not in my name”, contro il razzismo

Una campagna fotografica in cui i residenti si ritraggono nelle attività quotidiane per dimostrare che il quartiere non è xenofobo. Ma qualcuno critica: «Non nascondiamo i problemi»

 

Una campagna fotografica, realizzata dagli stessi abitanti del quartiere, per dire “no” all’immagine razzista e da Far west diffusa dai media su Corcolle, dopo gli episodi di cronaca delle scorse settimane. Si chiama “Not in my name” l’iniziativa pensata da un abitante e rilanciata dal comitato di quartiere “Giardini di Corcolle” (Gdq) per rispondere all’immagine negativa di questa zona alla periferia di Roma, emersa a seguito delle aggressioni subite da due autiste dell’Atac che avrebbero portato, secondo alcuni giornali, a una vera e propria “caccia allo straniero”.

«L’idea è stata di una signora che abita a Corcolle e noi abbiamo deciso di rilanciarla, diffondendola anche sui nostri social network – spiega Danilo Proietti, presidente del comitato di quartiere -. Fin dall’inizio ci siamo dissociati da ogni forma di violenza e razzismo. E abbiamo cercato di spiegare che l’immagine data dai mezzi di informazione non era reale. Questa iniziativa è dunque una sorta di risposta alle tante falsità scritte in queste settimane. Vogliamo continuare a sottolineare che non siamo razzisti e che Corcolle è e rimane una zona tranquilla».

Per dimostrare di non essere “soggetti socialmente pericolosi” e per presentare un’immagine diversa di Corcolle, dunque, gli abitanti sono invitati a fotografarsi nella loro quotidianità, Le immagini, su cui troneggia la scritta “Not in my name”, verranno poi diffuse in maniera virale. Sul profilo Facebook del comitato di quartiere sono stati già postati i primi scatti, che ritraggono bambini che giocano a calcio in un campetto, bambine che fanno danza classica, persone in bici. Ma sotto la gallery sono spuntati anche alcuni commenti polemici, segno che la situazione nel quartiere è ancora molto tesa. Gabriele scrive: «Questo cosa dovrebbe dimostrare? Sembra che qui i problemi non ci siano, che facciamo, iniziamo a pubblicare le foto delle prostitute in strada? Le discariche abusive, gli insediamenti abusivi sotto i cavalca via dell’autostrada? Parchi e giardini devastati dai vandali, totale mancanza di vigilanza e controllo?». Alle critiche ha risposto il comitato: «Nessuno, qui, ha mai pensato di nascondere i problemi. Tutt’altro. In questi due anni abbiamo pubblicato foto delle discariche abusive, delle scuole abbandonate e di buche grandi come crateri lunari». Anche Erika replica difendendo l’iniziativa: «Evidentemente in questo quartiere vengono apprezzate solo la violenza, le iniziative xenofobe e l’ignoranza. Fortunatamente a Corcolle, però, c’è anche altro. C’è chi non si sente spaventato dall’uomo nero, ma semplicemente dall’uomo cattivo. C’è chi è consapevole che i problemi del quartiere non sono stati aumentati dalla presenza di un centro d’accoglienza; c’è chi per indole (o per civiltà) rifiuta la violenza, anche e soprattutto come risposta alla violenza».

7 ottobre 2014