A dieci anni dalla morte, il ricordo di Orazio Petrosillo

Padre Lombardi: «Considerava il suo mestiere di vaticanista una vocazione. Nel giornalismo, per lui, il sapere andava messo in comune con gli altri»

Padre Lombardi: «Considerava il suo mestiere di vaticanista come una vocazione. Nel giornalismo, per lui, il sapere andava messo in comune con gli altri» 

«Per lui la Sindone era una reliquia della Risurrezione». Con queste parole padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger, ha ricordato il vaticanista Orazio Petrosillo, a dieci anni dalla sua scomparsa. Nell’omelia della Messa celebrata ieri, 11 maggio, nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, alla presenza dei parenti e di numerosi colleghi e amici, l’ex portavoce vaticano ha ricordato la figura del giornalista citando il profilo che, nel commiato di dieci anni fa, aveva tratteggiato monsignor Pierfranco Pastore, già segretario del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali: «Amava il suo mestiere, che considerava una vocazione», partendo dalla convinzione che il giornalismo fosse «una professione in cui il sapere andava messo in comune con gli altri».

Due gli altri tratti del vaticanista ricordati dall’ex portavoce vaticano: la sua «profonda fede religiosa», che si traduceva nella coerenza tra il modo di vivere la fede e quello di esercitare la sua professione, e l’amore per la Sindone, che per lui «era sì il lenzuolo che parlava della passione e della sofferenza atroce della morte, ma soprattutto una reliquia della Risurrezione di Gesù».

«Aveva un carattere esuberante, non si risparmiava. Aveva una capacità di lavoro straordinaria, a volte anche imprudente: non controllava le sue energie». Così il vaticanista Luigi Accattoli ha ricordato il collega e amico Orazio Petrosillo, in un incontro organizzato a Roma a dieci anni dalla sua scomparsa, presso il Centro Russia Ecumenica. «La caratteristica che me lo ricorda di più è il suo carattere esuberante», ha esordito Accattoli: «Era curioso di tutto, combattivo, amava la buona tavola ma anche la natura e l’arte. Durante i viaggi papali aveva sempre la guida turistica e ne infliggeva a tutti la lettura, perché in ogni luogo voleva conoscere tutto».

Quanto al suo modo di vivere la fede, Accattoli ha ricordato che Petrosillo «era  molto sicuro della sua fede», ma non si metteva mai in cattedra: «E questo è rarissimo tra i vaticanisti», ha commentato. Di allegria e senso dell’umorismo, nel ricordare il collega e amico, ha parlato anche il vaticanista Marco Politi, che ha definito Petrosillo «una persona mite: non era roso dall’ambizione, non parlava male degli altri, aveva un grande senso dell’umorismo e una fede che si distaccava dalla fede militante e aggressiva. La sua era una fede antica, paragonabile a quella di un ulivo del Sud, che si nutriva certamente di una grande cultura ma non dimostrava nessun tipo di aggressività nei confronti degli altri».

Politi ha definito inoltre Petrosillo il simbolo «di un’età felice del vaticanismo: quella prima dell’avvento dei tweet, che ci permetteva di seguire con calma una cerimonia o un discorso del Papa e di scambiarci le idee. C’era molta allegria nei voli papali, un clima di scambio e di grande solidarietà».

12 maggio 2017