«Il Signore ci ha chiamati a restituire a nostra volta ciò che quel samaritano un giorno ha fatto per noi. Osiamo così sperare che le nostre ferite divenute feritoie di luce, possano contribuire a generare un nuovo umanesimo». Sono le parole con cui i coniugi romani Pierluigi e Gabriella Proietti, sposati dopo il riconoscimento di nullità dei loro precedenti matrimoni, sono intervenuti questa mattina, martedì 10 novembre, nella seconda giornata del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, offrendo la loro testimonianza davanti a Papa Francesco. Da diversi anni operano entrambi nel Centro di formazione e pastorale familiare Betania, a che sostiene e accompagna le coppie ferite.

Nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, prima del discorso del pontefice, è risuonata anche la storia di Bledar Xhuli, albanese, nato da famiglia atea e arrivato in Italia nel 1993 a 16 anni, dal 2010 sacerdote della chiesa di Firenze. Una vita di stenti e povertà, la sua, appena arrivato nel capoluogo toscano; poi l’accoglienza da parte di don Giancarlo Setti nella chiesa di san Gervasio, l’avvicinamento alla fede, il battesimo, il diploma e la laurea prima di entrare in seminario. Oggi, ha riferito, «sono parroco di Santa Maria a Campi, una comunità vivace e generosa dove non manca il lavoro pastorale e quello spirituale». Al Papa è arrivato da don bledar un «grazie di cuore» per il suo viaggio in Albania: «Ha incoraggiato non solo la Chiesa ma l’intero Paese a volare alto come le aquile».

La terza testimonianza è arrivata da Francesca Masserelli, della provincia di Torino. Una mamma che, non essendo stata battezzata da piccola, dopo tre anni di catecumenato ha ricevuto i sacramenti insieme alla sua bambina nella Pasqua del 2015.«Diventare cristiani – ha detto – è una gioia, ma anche un impegno che comporta fatica, un cammino continuo che non ha fine e troverà pace solamente il giorno in cui potremo vedere il volto di Gesù».

10 novembre 2015