A Gaza il blocco totale degli aiuti cancella i progressi fatti nella tregua

La denuncia di ActionAid, che chiede ai governi di tutto il mondo di «agire immediatamente per fare pressione sulle autorità israeliane». L’obiettivo: scongiurare l’imminente carestia

«Agire immediatamente per fare pressione sulle autorità israeliane affinché revochino il blocco degli aiuti e scongiurino l’imminente carestia». Questa la richiesta che arriva da ActionAid ai governi di tutto il mondo, a un mese dal blocco totale degli aiuti nella Striscia di Gaza, con la ripresa degli scontri tra l’esercito israeliano e Hamas. Dal 2 marzo infatti nessun alimento, acqua, medicinale, materiale per rifugi o altri beni essenziali è stato autorizzato a entrare a Gaza, «in palese violazione del diritto umanitario internazionale», affermano. I prezzi sono immediatamente saliti alle stelle, rendendo il cibo inaccessibile per molte persone e «ora, a un mese di distanza, le scorte alimentari stanno completamente terminando».

Nella giornata di ieri, 1° aprile, l’Associazione dei panificatori ha annunciato che tutti i forni di Gaza hanno chiuso perché non c’è più farina, oltre a una carenza di gasolio, privando la popolazione persino di un bene di prima necessità come il pane. Senza la consegna di medicinali e di altri dispositivi medici, «gli ospedali faticano a curare i pazienti feriti nei bombardamenti dell’esercito israeliano, che nelle ultime due settimane, da quando sono ripresi, hanno già causato oltre mille morti, facendo salire il bilancio totale delle vittime a oltre 50mila». Attualmente, «migliaia di persone stanno fuggendo da Rafah dopo che è stato emesso un nuovo ordine di sfollamento forzato per quasi l’intera città, aggiungendosi alle decine di migliaia già costrette ad abbandonare le proprie case nelle ultime due settimane. In cammino a piedi, con solo ciò che riescono a trasportare, vengono spinte in aree sempre più affollate, dove non hanno alcuna possibilità di accedere a ripari o beni essenziali», riferiscono dall’organizzazione.

Continua, in questa situazione, l’impegno degli operatori umanitari, costretti ad «affrontare pericoli inaccettabili mentre svolgono il loro lavoro». ActionAid è «profondamente indignata per l’efferata uccisione di 15 operatori umanitari nel sud di Gaza, inclusi otto paramedici della Mezzaluna Rossa Palestinese, i cui corpi sono stati ritrovati in una fossa comune: esigiamo giustizia e la piena assunzione di responsabilità da parte di chi ha commesso questi crimini».

Nelle parole di Riham Jafari, coordinatrice per la comunicazione e l’advocacy di ActionAid Palestina, «è assolutamente inconcepibile che, da un mese intero, non sia stato autorizzato l’ingresso nemmeno di un camion di aiuti, nonostante l’estremo bisogno. Tutti i progressi fatti nelle prime otto settimane di tregua, durante le quali il cibo ha potuto entrare a Gaza, stanno rapidamente svanendo, e ora le persone sono nuovamente a rischio di fame. È spaventoso – prosegue – che le autorità israeliane continuino a ignorare impunemente i loro obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale, mentre a Gaza si consumano atrocità quotidiane. La comunità internazionale non può più tollerare tutto questo: tutti gli Stati devono mobilitarsi e fare tutto il possibile per fare pressione sulle autorità israeliane affinché riprendano la consegna degli aiuti e ristabiliscano la tregua, ora».

2 aprile 2025