A San Bartolomeo la preghiera della diocesi per i missionari martiri

La marcia fino alla basilica dell’Isola Tiberina, quindi la veglia. Il ricordo dei 40 testimoni uccisi nel 2018 e la voce di un monaco di Tibhirine

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 una ventina di uomini armati fanno irruzione nel monastero di Notre Dame dell’Atlante, a Tibhirine, in Algeria. Qui vive una comunità di nove monaci appartenenti all’ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza, tutti di nazionalità francese. I terroristi ne trovano soltanto sette, e li sequestrano. Il 21 maggio dello stesso anno i sequestratori, che dichiarano di appartenere al Gruppo islamico armato, uccidono i monaci. Christian de Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Célestin Ringeard, Paul Favre– Miville erano i loro nomi: sono stati beatificati l’8 dicembre dello scorso anno ad Algeri, insieme al vescovo Piérre Claverie e ad altri 11 testimoni della fede. La loro storia ha ispirato anche il film “Uomini di Dio“, uscito nel 2010 e premiato al Festival di Cannes. I due scampati al rapimento e all’uccisione erano invece Amédée Noto e Jean–Pierre Schumacher, che dopo breve tempo si sono trasferiti a Midelt, a circa 200 chilometri da Fes, in Marocco, dove hanno ricostituito una piccola comunità di trappisti.

Frère Amedée è morto nel 2008 mentre frère Jean Pierre, oltre novant’anni, è rimasto l’unico sopravvissuto a quello che è passato alla storia come “il massacro di Tibhirine”. La sua testimonianza sarà il cuore di “Carità fino al martirio”, iniziativa di preghiera per i missionari martiri del nostro tempo, promossa per giovedì 21 marzo dalla diocesi di Roma – in particolare da Caritas di Roma, Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese e Ufficio Migrantes diocesano – con la Comunità di Sant’Egidio, che sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. L’appuntamento è per le ore 18 in piazza di Sant’Anastasia, davanti all’omonima basilica; da qui partirà una marcia, accompagnata dalla recita del Rosario missionario e dalle litanie dei martiri, fino alla basilica di San Bartolomeo all’Isola, dove si terrà la veglia.

Qui, ad accompagnare la proclamazione della Parola di Dio sarà la video testimonianza raccolta da don Stefano Cascio, parroco di San Bonaventura a Torre Spaccata, che è stato in Marocco all’inizio di questo mese. Le memorie e i nomi di quanti hanno offerto la propria vita lungo quest’anno, unitamente all’evocazione dei contesti di martirio più dolenti del nostro tempo, introdurranno alla processione di ingresso di una croce per continente, provenienti dalle cappelle ove sono raccolte reliquie e memorie dei martiri; analogamente, ogni nome e ogni contesto saranno illuminati dall’accensione di una candela. Ad accendere queste luci e a offrire alcune intenzioni di preghiera, saranno confratelli e consorelle dei martiri e, con loro, rappresentanti ortodossi ed evangelici, cristiani della diocesi di Roma e giovani dei diversi continenti. Al termine, la meditazione del cardinale vicario Angelo De Donatis.

«Anche quest’anno la Chiesa di Roma si ritroverà per celebrare la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri (24 marzo), una tradizione che va avanti dal 1993 – sottolinea il vescovo ausiliare del settore Centro e segretario generale del Vicariato Gianrico Ruzza -. Nel 2018 ben quaranta testimoni sono stati uccisi in tutti i continenti: si tratta di 35 sacerdoti, 4 laici e un seminarista. Pregare insieme e trovarsi a farlo con tutte le realtà che seguono da vicino questa dimensione missionaria della Chiesa è un momento ecclesiale forte. Abbiamo scelto inizialmente di partire dal Colosseo (ndr: la partenza è stata poi spostata in piazza di Sant’Anastasia) perché è un simbolo del martirio, mentre la basilica di San Bartolomeo all’Isola ospita il santuario dei nuovi martiri del XX e del XXI secolo, voluto da san Giovanni Paolo II e da lui affidato alla Comunità di Sant’Egidio».

Don Stefano Cascio, addetto dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma oltre che parroco, racconta commosso il suo viaggio in Marocco: «Sono stato a Midelt, a circa 200 chilometri da Fes – spiega -: è lì che ora vive la comunità cistercense, che ha continuato a custodire la “fiaccola accesa”, il carisma dei monaci di Thibirine. A Midelt, attualmente, vivono sei monaci e un eremita. Frère Jean-Pierre è l’unico sopravvissuto alla strage del 1996; è originario della Lorena e ha più di novant’anni, quindi non poteva intraprendere questo viaggio fino a Roma. Così la diocesi ha inviato me a intervistarlo, a raccogliere la sua preziosa testimonianza». Il sacerdote descrive un uomo «ancora forte, sorridente, sereno, saggio. Mi ha ribadito – ricorda – la volontà dei monaci di restare, nonostante le pressioni per farli andar via, di rimanere accanto al popolo». Tra gli organizzatori di “Carità fino al martirio” c’è don Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere: «Ci immergeremo insieme – riflette – nel mistero della forza umile del Vangelo, fissando lo sguardo sui volti, l’umanità, la debolezza di quanti hanno vissuto la carità, l’amore per la Chiesa, le attese di pace e di giustizia in contesti di straordinario pericolo, senza rinunciare ad amare».

Sul sagrato antistante la basilica di San Bartolomeo sarà allestito un maxischermo; l’evento sarà inoltre trasmesso in diretta su Telepace (canale 73 e 214 in hd, 515 su Sky – streaming su www.telepacenews.it).

18 marzo 2019