A San Filippo Neri una casa aperta a tutti

Un banco medicinali e la distribuzione dei pasti ogni mercoledì sera nella parrocchia di Pineta Sacchetti. Don Lamanna: più grave la condizione dei poveri

«Una casa aperta a tutti, specialmente a quanti vivono un’esistenza ai margini». Così don Gustavo Lamanna, parroco di San Filippo Neri alla Pineta Sacchetti, immagina la realtà che guida «con devozione ed energia» da due anni e mezzo. «La nostra pastorale è volta all’accoglienza dei poveri e dei tanti bisognosi che in questo tempo di pandemia hanno visto aggravarsi la loro condizione – spiega -. Per molti di loro è diventato sempre più difficile non solo mangiare ma anche curarsi adeguatamente. Chi è povero non riesce ad acquistare farmaci che invece sono fondamentali». È proprio per rispondere a questa esigenza concreta che la parrocchia ha aperto il venerdì pomeriggio, dalle 16.30 alle 18.30, un banco medicinali, che si occupa di rendere accessibili, gratuitamente, i farmaci di cui i più fragili hanno bisogno.

A rendere possibile il servizio, la collaborazione con il Banco Farmaceutico e il contributo dei tanti parrocchiani e abitanti del quartiere che prendono parte con generosità alla raccolta dei medicinali. «In sede è sempre presente una dottoressa che vaglia le richieste e le prescrizioni – prosegue il parroco -. Il nostro obiettivo è andare incontro alle persone, affinché nessuna di loro rinunci alle cure a causa della mancanza di soldi». Un’attenzione rinnovata all’altro che si traduce anche in un altro prezioso servizio di prossimità, partito lo scorso Natale: la distribuzione dei pasti il mercoledì sera. «Sono 26 le famiglie che partecipano all’iniziativa cucinando, a turno, un pasto per chi vive in stato di necessità – spiega Francesco Gerace, responsabile della Caritas parrocchiale insieme ad Antimo Natale -. A ognuno di loro viene dato un primo, un secondo, un dolce, la frutta ma anche prodotti per il giorno seguente». Si tratta di pasti curati e attenti ai bisogni di ciascuna persona: «Prepariamo gli stessi piatti che faremmo per la nostra famiglia – aggiunge il responsabile -. Grazie a questo lavoro di squadra, che vede il contributo anche dei ragazzi del catechismo e del dopo cresima, riusciamo ad assistere circa 20 persone».

Vicinanza e carità partecipata: sono queste le cifre identificative della parrocchia, impegnata a lenire il disagio anche di quanti, travolti dalla crisi economica, si ritrovano oggi a chiedere sostegno e conforto. «Il nostro quartiere vede diverse sacche di indigenza, molte delle quali celate: ci sono persone che non hanno più un impiego ma anche molte mamme, senza marito e compagno, che faticano a lavorare e a occuparsi dei bambini – commenta ancora Gerace -. Noi cerchiamo di far fronte alle situazioni che incontriamo, mettendoci al servizio dell’altro». Ed è proprio in questa direzione che opera il centro di ascolto Caritas, attivo il lunedì mattina e il venerdì pomeriggio: «La distribuzione dei pacchi avviene una volta al mese – prosegue -. Le famiglie sono tante ma cerchiamo di fare in modo che si incontrino tra di loro il meno possibile. C’è una forma di pudore che va assolutamente salvaguardata». L’auspicio, aggiunge, «è di aiutare le persone a guardare al futuro, facendole sentire meno
sole e abbandonate».

Una dimensione, quella della solidarietà, che ha trovato attuazione anche nel doposcuola gratuito avviato recentemente dalla parrocchia e rivolto agli studenti penalizzati dalla Dad di questo ultimo anno: «Ad affiancarli, di pomeriggio o il sabato mattina, è un gruppo di volontari composto da insegnanti e giovani universitari che offrono un supporto per compiti e ripetizioni a ragazzi delle medie, del liceo, ma anche a qualche bambino delle elementari – riferisce il parroco -. Si tratta di un’opportunità preziosa pure per le famiglie». È dunque un clima familiare, fatto di attenzione e condivisione, il tratto distintivo della parrocchia di via Martino V, dove la sfida più grande «è offrire serenità ai vulnerabili e ai giovani». A ciascuno di loro, conclude don Gustavo, «cerchiamo di far comprendere che Gesù è la nostra unica salvezza».

26 maggio 2021