Il Papa ai nuovi vescovi: «Componete con fili di misericordia gli spazi di questa diocesi»
Consacrati da Leone nella basilica lateranense Sparapani, Zenobbi, Carlevale e Valente, ausiliari per la diocesi di Roma. L’esortazione: «Nessuno deve pensarsi come scartato da Dio. Non fatevi cercare, fatevi trovare»
Rendere tangibile l’amore di Cristo buon pastore, essere premurosi, disponibili, riflettendo la sua immagine tanto tra i fedeli a loro affidati quanto tra il clero. È la missione alla quale sono chiamati i quattro nuovi vescovi di Roma che da oggi, 2 maggio, dovranno «raggiungere le pietre scartate di questa città e annunciare loro che in Cristo, nostra pietra angolare, nessuno è escluso dal diventare parte attiva dell’edificio santo che è la Chiesa e della fratellanza fra gli esseri umani». Lo ha affermato Papa Leone XIV che nel pomeriggio di oggi nella basilica di San Giovanni in Laterano ha conferito l’ordinazione episcopale a quattro sacerdoti del clero romano: Stefano Sparapani, 70 anni, eletto vescovo titolare di Bisenzio e nominato ausiliare per il settore Ovest; Alessandro Zenobbi, 56 anni, titolare di Biccari e ausiliare per il settore Est; Andrea Carlevale, 55 anni, titolare di Atella e ausiliare per il settore Sud; Marco Valenti, 65 anni, eletto vescovo titolare di Arpi e nominato ausiliare per il settore Nord. Accanto al pontefice, 5 cardinali e 30 vescovi.

Nell’omelia, soffermandosi sulla seconda lettura in cui san Pietro esorta i fedeli a sentirsi pietre vive, il Papa ha ricordato che le pietre scartate dagli uomini vengono scelte dal Signore, ma questo può avvenire solamente «quando con la vita e la parola ci si oppone ai progetti che schiacciano i deboli, non rispettano la dignità di ogni persona, si servono dei conflitti per selezionare i più forti, mentre trascurano chi resta indietro, chi non ce la fa, considerando chi soccombe come spazzatura della storia. Gesù ha camminato in mezzo a noi da profeta disarmato e disarmante, e quando è stato scartato non ha cambiato stile».
La Messa, animata dal Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina, ha visto come coconsacranti i cardinali Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma, e Angelo De Donatis, penitenziere maggiore. Presenti anche numerose autorità civili tra le quali Paolo Rinalduzzi, sindaco di Cantalupo in Sabina, paese di origine del neo vescovo Marco Valenti, e il presidente del municipio VII Francesco Laddaga. Oltre 3.500 i fedeli presenti, la maggior parte dei quali appartenenti alle comunità parrocchiali guidate fino ad oggi dai neo vescovi ausiliari. Ottocento quelli che hanno seguito la celebrazione dal quadriportico del Palazzo del Vicariato.

Riprendendo l’immagine cara a Papa Francesco, che vedeva la Chiesa come un ospedale da campo, Leone ha esortato i nuovi presuli a «essere pastori di strada, avere nel cuore le periferie materiali ed esistenziali». Un mandato già esercitato dagli ordinandi in qualità di parroci. Ora devono rispondere a «una nuova chiamata – le parole di Prevost -, una ulteriore vocazione, che ha sempre lo stesso cuore: nessuno, proprio nessuno deve pensarsi come scartato da Dio, e voi sarete araldi di questa bella notizia che è al centro del Vangelo». L’importante è affidarsi allo Spirito Santo, sparire perché rimanga Cristo. «Non accomodatevi nei privilegi che la vostra condizione potrebbe offrirvi – ha ammonito Leone -, non seguite la logica mondana dei primi posti, siate testimoni di Cristo che è venuto non per essere servito ma per servire. Sarete profeti nel vostro ministero, se sarete uomini di pace e di unità, componendo, con fili di grazia e misericordia, gli spazi larghi e popolosi di questa diocesi, armonizzando le differenze, accogliendo, ascoltando, perdonando. Non fatevi cercare, fatevi trovare».

Porte che devono restare sempre aperte, quelle dei vescovi, per accogliere anche «i presbiteri, i diaconi, le religiose e i religiosi, le laiche e i laici impegnati nell’apostolato» affinché «non si sentano mai soli». I nuovi vescovi ausiliari dovranno accompagnarli, sostenerli e aiutarli a «rianimare la speranza nei loro diversi ministeri e a sentirsi parte di una stessa missione – ha osservato il vescovo di Roma -. Sappiate sempre, instancabilmente, motivare le persone e le comunità, richiamando con semplicità alla bellezza del Vangelo. I poveri di Roma, i pellegrini, i visitatori che qui giungono da ogni parte del mondo, possano trovare negli abitanti di questa città, nelle sue istituzioni, nei suoi pastori quella maternità che è il volto autentico della Chiesa».

Facendo riferimento alle letture, il Papa ha snodato l’omelia attorno al tema del servizio e della sequela della «pietra scartata» che è «il cuore dell’annuncio messianico». Leone ha sottolineato che «capovolgendo la logica del dominio, quella di chi persegue l’insensata ambizione di determinare l’architettura della Terra, avviene in Cristo che gli scarti ritrovino la loro dignità e si sentano eletti per il Regno di Dio».

Dopo l’invocazione dello Spirito Santo con il canto del “Veni, Creator Spiritus” e la presentazione degli eletti al pontefice, gli ordinandi hanno manifestato la volontà di servire la Chiesa, predicare il Vangelo e obbedire al successore di Pietro. Concluso il canto delle litanie, durante il quale i quattro eletti si sono prostrati ai piedi dell’altare, la liturgia è proseguita con l’imposizione delle mani da parte del Papa, dei porporati e dei presuli presenti, seguita dalla preghiera di ordinazione pronunciata con il Libro dei Vangeli aperto sul capo degli ordinandi. Successivamente si sono svolti i riti esplicativi: l’unzione crismale, la consegna del Vangelo, dell’anello, della mitra e del pastorale.
2 maggio 2026

