Aborto, per l’Europa diventa un diritto

Norma approvata nell’ambito di una risoluzione sulla parità uomo – donna. Per l’eurodeputata Gardini «decidere spetta al singolo Paese»

Norma approvata nell’ambito di una risoluzione sulla parità di trattamento tra uomo e donna. Per l’eurodeputata Gardini «decidere spetta al singolo Paese»

Raggiungere l’uguaglianza di genere tra uomini e donne per quel che riguarda il lavoro, la carriera e le ripercussioni sulla vita familiare. Su questo tema l’europarlamento ha approvato una risoluzione tra cui è inserito anche il “diritto all’aborto”. Tra i campi in cui esistono maggiori squilibri tra i sessi, ci sono lo scarto salariale, le possibilità di carriera, l’indipendenza economica, un equilibrio tra vita professionale e familiare, il congedo parentale. In particolare è sentito il problema della violenza soprattutto tra le mura domestiche.  La relazione, firmata dal deputato Marc Tarabella,  insiste anche sui diritti sessuali e la salute riproduttiva, sul “diritto all’aborto” e il facile accesso ai metodi contraccettivi. A Strasburgo i parlamentari hanno approvato con 441 voti a favore, 205 contrari e 52 astensioni.

Per l’eurodeputata italiana Elisabetta Gardini «ci sono dei temi che, qui all’Europarlamento, ritornano come delle vere e proprie ossessioni. Fra questi c’è il cosiddetto “diritto all’aborto”, che viene inserito continuamente in testi che pure trattano argomenti rilevantissimi, come accaduto oggi per la risoluzione sulla parità tra donne e uomini. Noi ci occupiamo di questioni che non sono di competenza dell’Unione europea, trattandosi di materie di spettanza nazionale, e in questo modo contribuiamo a consegnare questo Parlamento all’irrilevanza». Gardini si dice preoccupata anche per l’esito della relazione sui diritti umani nel mondo che passerà al vaglio dell’emiciclo giovedì 12 marzo. L’europarlamentare sottolinea che «inserendo questi temi contraddittori, che dividono i parlamentari, contribuiamo noi stessi a creare confusione tra i cittadini e a far passare in secondo piano il contenuto complessivo di queste risoluzioni che invece è ampiamente positivo. A mio avviso temi che non sono di competenza legislativa dell’Ue e sono di per sé controversi andrebbero stralciati e trattati semmai a parte».

11 marzo 2015