Accanto alla salma del Papa, i giovani di Azione cattolica
Continua l’usanza che dura dal pontificato di Pio IX, quando i giovani dell’allora Sgci protessero fisicamente il corpo del pontefice che aveva benedetto la loro costituzione. Palmucci (Ac Roma): «In pochissimi minuti, arrivate tantissime richieste»
Gli occhi del mondo sono rivolti a Roma dalla mattina di lunedì 21 aprile, da quando il cardinale Kevin Farell ha annunciato commosso che «il vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre». Il corpo del Santo Padre è esposto da mercoledì 23 aprile nella basilica di San Pietro, omaggiato dai comuni fedeli e non solo. A vegliare la sua salma infatti, oltre alle guardie svizzere, giovani eleganti e silenziosi, in piedi, alcuni con il rosario in mano. Sono i giovani dell’Azione cattolica, che si sono dati il cambio giorno e notte per essere accanto al corpo del Papa in turni di un’ora.
Un uso lontano nel tempo, nato successivamente al lunghissimo pontificato di Pio IX e svolto da quella che all’epoca si chiamava Società della Gioventù Cattolica Italiana. «Quei ragazzi sono candidati volontari, che hanno fatto richiesta dopo che c’è stata la traslazione della salma in basilica», spiega Agnese Palmucci, responsabile dei Giovani di Azione cattolica di Roma. «In pochissimi minuti sono arrivate tantissime richieste da tutta Italia, e nei tre giorni di esposizione si sono avvicendate circa ottanta persone, di cui una decina di Roma». Due ragazzi maggiorenni e fino ai trent’anni di età, dalle sette (ora di apertura di San Pietro) fino a notte fonda. Solo maschi però, e la ragione è nelle origini storiche di questa consuetudine.
Quelli erano anni di non rara intolleranza verso i cattolici da parte dei movimenti anticlericali, molto attivi nel fare di Roma la capitale del Regno d’Italia. Il più noto di questi episodi era stato il tentativo di profanare proprio il feretro di Papa Pio IX durante la sua traslazione, nel 1881, dal Vaticano alla basilica di San Lorenzo al Verano. Allora i giovani della SGCI protessero fisicamente la salma di chi aveva benedetto la loro costituzione, inaugurando così la tradizione. Per le successive undici esposizioni dei corpi dei pontefici, i giovani sono stati lì, presenti in ossequio e in difesa. «Oggi è chiaro che viviamo in un mondo diverso, e che quindi è diversa anche la nostra funzione accanto al Santo Padre. Per questo – si augura Agnese – speriamo che negli anni anche le donne possano svolgere questo servizio. Tante ragazze e amiche mi hanno detto che avrebbero desiderato farlo».
Oggi, naturalmente, sentimenti e pensieri per ciò che rappresenta il vescovo di Roma sono diversi, e Francesco ne è stato un esempio limpido, onorato da tutti, privatamente e pubblicamente, anche dai non credenti. I numeri ci hanno detto che nella navata di San Pietro sono passate circa sessantamila persone ogni giorno. Con qualche azione di ordine, diciamo così, che c’è comunque stata. Lo racconta Gianluca Macciocco, ventisette anni, di Roma, che ha partecipato alla veglia dalle otto alle nove di questa mattina, 25 aprile. «Da un lato è stata un’esperienza intensa e bella, per il ringraziamento che abbiamo avuto da parte dei fedeli e per quanto papa Francesco ha rappresentato per noi. Da un altro anche importante e delicata, perché in qualche occasione abbiamo aiutato la gendarmeria nel gestire le persone che usavano i telefoni per farsi i selfie e i video».
25 aprile 2025

