Accoglienza e assistenza delle donne migranti, il progetto “Ospedale amico”

A Santo Spirito in Sassia la tappa conclusiva e le testimonianze di utenti e operatori che hanno partecipato all’iniziativa, partita nel settembre 2017

“Ospedale amico delle donne migranti. La salute non ha etnia”. Più che un progetto è stato un vero e proprio viaggio quello presentato questa mattina, 30 maggio, nel Salone del Commendatore del Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. Un’iniziativa di Asl Roma 1 e Fondazione Tim, raccontata dalla viva voce degli operatori e delle pazienti che hanno partecipato al lavoro, alla presenza del direttore generale di Asl Roma 1 Angelo Tanese e di Loredana Grimaldi, direttore generale di Fondazione Tim, che sostiene progetti che valorizzano il ruolo delle nuove tecnologie insieme a capacità di gestione ed efficienza, per realizzare modelli e strumenti di inclusione economica e sociale. A spiegarne le caratteristiche è proprio Tanese: «Questo progetto ha consentito di sperimentare nei due nostri presidi ospedalieri con punti nascita, Santo Spirito in Sassia e San Filippo Neri, un progetto di accoglienza, mediazione e di orientamento delle donne straniere – riferisce -, in particolare attraverso un coinvolgimento forte dei nostri professionisti e con l’utilizzo di mediatori, per far si che questa accoglienza fosse di aiuto alle persone non solo da un punto di vista linguistico, l’aspetto più evidente, ma anche affinché l’ospedale avesse un approccio di mediazione dal punto di vista culturale con la formazione degli operatori». Dal suo osservatorio privilegiato, il direttore della Asl Roma 1 evidenzia che «ci sono sempre di più donne straniere che vengono a partorire rispetto alle quali bisogna avere un approccio più inclusivo».

Il viaggio è iniziato nel settembre 2017, per concludersi nello scorso mese di aprile. Coinvolti i reparti e il personale di Ginecologia e Ostetricia degli ospedali San Filippo Neri e Santo Spirito in Sassia e di due consultori presenti sul territorio di competenza dell’azienda sanitaria. L’obiettivo: potenziare il  modello di accoglienza e assistenza alle donne migranti attraverso la promozione delle nuove tecnologie, in particolare con l’utilizzo di tablet e con il supporto dell’attività di mediazione culturale attuata dal Programma Integra, partner del progetto, grazie al lavoro di 3 operatrici che hanno prestato servizio a chiamata per bangla, russo, albanese, urdu, cinese, farsi, indi, amarico, tigrino, wolof, bambarà, mandinke, pular.

Una scelta non casuale, quella del territorio, dato che alla Asl Roma 1 afferisce circa il 43% della popolazione straniera presente nella Capitale, che corrisponde al 15% della popolazione residente di cui il 55,5% sono donne e il 44,6% uomini. Per quanto riguarda l’etnia, viene registrata una prevalenza di persone provenienti dall’Asia e dall’Est Europa, con al primo posto romeni e filippini. «I nostri ospedali hanno sempre di più donne straniere che vengono a partorire e rispetto alle quali bisogna avere un approccio sempre più inclusivo – le parole di Tanese -. Questo progetto aumenta l’efficacia del percorso ma è segno anche di una crescita culturale e di qualità dei nostri ospedali».

30 maggio 2019