Acs in Siria: «Accendiamo una luce ad Aleppo»
La Fondazione di diritto pontificio si è impegnata a garantire 2 ampere per un anno a 624 famiglie cattoliche della città, per un totale di 140mila euro
La Fondazione di diritto pontificio si è impegnata a garantire 2 ampere per un anno a 624 famiglie cattoliche della città, per un totale di 140mila euro
Per sostenere i cristiani di Aleppo e permettere loro di continuare a vivere nel loro Paese, la fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) sta promuovendo il progetto “Accendi una luce ad Aleppo”, una raccolta fondi per donare elettricità necessaria per sopravvivere. Due ampere sono il quantitativo minimo per accendere appena due o tre lampadine ed una radio o un televisore. La Fondazione si è impegnata a garantire il quantitativo per almeno un anno a 624 famiglie cattoliche della città, per un totale di 140mila euro.
A chiedere l’aiuto ad Acs è stato padre Ibrahim Alsabagh, frate francescano della Custodia di Terra Santa e parroco dal 2014 della chiesa di San Francesco d’Assisi ad Aleppo. «La maggior parte delle nostre famiglie vive al di sotto della soglia di povertà – ha scritto il religioso siriano – almeno così potremmo garantire una vita dignitosa ai cristiani che non hanno voluto abbandonare la Siria o non ne hanno avuto la possibilità per motivi economici».
Aiuto alla Chiesa che Soffre, che dall’inizio della crisi in Siria ha realizzato progetti a sostegno della popolazione locale per oltre 10milioni e 400mila euro, ha quindi deciso di offrire questo semplice ma fondamentale aiuto per alleviare il tragico quotidiano dei cristiani aleppini. Così le donne, che trascorrono molte ore in quello che rimane delle loro case, potranno avere il minimo conforto per le necessità domestiche ed i loro figli potranno continuare a studiare anche al calar del sole. «Una vita al buio è impossibile da immaginare, ma ad Aleppo è diventata realtà – afferma il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro – ecco perché vi chiediamo di sostenere questo progetto. Perché, appunto, Aleppo non diventi una nuova Mosul».
6 maggio 2016

