Ad Haiti, «violenza brutale e incontrollata»

I dati diffusi dall’Unicef: 100 scuole chiuse per l’insicurezza; 5 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. Accessibile solo 1 struttura sanitaria su 4

«Nessun essere umano, e certamente nessun bambino, dovrebbe mai affrontare una così scioccante brutalità, privazioni e illegalità. La situazione attuale è semplicemente insostenibile». Catherine Russell, direttore generale Unicef, non usa mezzi termini, raccontando la situazione di Haiti, dove la violenza incontrollata nella Capitale si sta intensificando nell’Artibonite, il principale dipartimento di coltivazione di riso della nazione, terrorizzando bambini e famiglie e distruggendo i mezzi di sostentamento. Tutto questo, in un contesto di fame e malnutrizione senza precedenti e di una nuova epidemia di colera.

60 le persone uccise o ferite negli scontri tra gruppi armati per il territorio, tra maggio e giugno di quest’anno, a fronte delle 4 dello stesso periodo del 2022, informa l’Unicef. Nello stesso periodo si contano 298 rapimenti in tutto il Paese, di cui quasi la metà nella Bas Artibonite – la parte bassa dell’Artibonite -, per lo più a danno di civili che viaggiavano sui mezzi pubblici. In un caso, secondo quanto riferito, 15 donne che si stavano recando al mercato sono state rapite e violentate. Oltre 100 scuole sono state chiuse per l’insicurezza e solo 1 struttura sanitaria su 4 in tutto il dipartimento rimane accessibile. Il risultato è che circa un terzo della popolazione – di cui quasi la metà bambini – ha bisogno di assistenza umanitaria. Anche perché la violenza, che rispecchia quella già vista a Port-au-Prince, ha costretto le famiglie a sfollare, interrompendo la produzione di riso e di prodotti agricoli.

Basti pensare che ad aprile gli sfollati erano  meno di 10mila; a giugno superavano quota 22mila. La maggior parte di loro ha cercato rifugio nelle comunità ospitanti, mentre centinaia di persone si sono rifugiate in luoghi di fortuna precari con scarso accesso ai servizi di base o alla protezione dai gruppi armati. «Il sistema umanitario sta intervenendo e potenziando la risposta – assicura Russell – ma abbiamo bisogno del sostegno della comunità internazionale per raggiungere i bambini e le famiglie haitiane che hanno un disperato bisogno di aiuto in questo momento».

Intanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato proprio questa settimana una risoluzione per la creazione di una missione multinazionale di supporto per la sicurezza, della durata di un anno, per contribuire ad affrontare l’insicurezza tra i civili ad Haiti. Missione che deve essere affiancata da misure volte a salvaguardare lo spazio umanitario e a proteggere le persone a rischio. A cominciare dai più piccoli. L’aumento dell’insicurezza, la limitazione dell’accesso ai servizi sanitari, idrici e igienici essenziali e il colera rappresentano infatti una minaccia particolarmente letale per i bambini malnutriti. E la stima Unicef è che quest’anno almeno 115mila bambini ad Haiti soffriranno di malnutrizione potenzialmente letale, con un aumento del 30% rispetto al 2022. Nell’Artibonite, si stima che il numero di bambini che necessitano di cure salvavita sia più che raddoppiato dal 2020.

La diffusione della violenza da Port-au-Prince all’Artibonite sta aggravando un’emergenza umanitaria già critica. Oltre 5 milioni di persone, tra cui un numero record di 3 milioni di bambini, hanno bisogno di sostegno umanitario nel 2023. Quasi 5 milioni, in tutto, le persone che soffrono la fame, in un Paese che era già il più povero e meno sviluppato dell’emisfero occidentale, ancora prima della crisi attuale.

4 ottobre 2023