“Laudate Deum”: il grido del Papa per una risposta alla crisi climatica

Pubblicata l’esortazione apostolica che specifica e completa l’enciclica del 2015. «Problema sociale globale intimamente legato alla dignità della vita umana». La Cop28, possibile «punto di svolta». Il rischio di restare «bloccati nella logica di rattoppare»

Un campanello d’allarme, e al contempo un allarme e una chiamata alla corresponsabilità di fronte all’emergenza del cambiamento climatico, prima che sia troppo tardi. Otto anni dopo la Laudato sì, con l’esortazione apostolica Laudate Deum – pubblicata oggi, 4 ottobre, nella festa di san Francesco – il Papa lancia un nuovo appello «alle persone di buona volontà» e ai rappresentanti della politica, a partire dalla consapevolezza che di fronte alla crisi climatica «non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura».

Un’analisi, quella di Bergoglio, che affronta l’impatto del cambiamento climatico come «problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana. Per quanto si cerchi di negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli, i segni del cambiamento climatico sono lì, sempre più evidenti», è la tesi del Papa: come «una malattia silenziosa che colpisce tutti noi», di cui passa in rassegna gli effetti tangibili. E proprio per questo, sulla crisi climatica contesta ogni riduzionismo, ogni tendenza a «minimizzare», ribadendo invece la necessità del «coinvolgimento di tutti»: tutta la società «dovrebbe esercitare una sana pressione, perché spetta a ogni famiglia pensare che è in gioco il futuro dei propri figli».

Francesco smonta anche i falsi luoghi comuni in materia: i poveri che fanno troppi figli,  gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico o, anche e all’interno della Chiesa cattolica, altre «opinioni sprezzanti e irragionevoli». Per Bergoglio, «non può più essere messa in dubbio» l’origine antropica del cambiamento climatico, mentre le grandi potenze economiche si preoccupano solo di «ottenere il massimo profitto al minor costo e nel minor tempo possibili». Di qui l’appello: «Non possiamo più fermare gli enormi danni che abbiamo causato. Siamo appena in tempo per evitare danni ancora più drammatici. La possibilità di raggiungere un punto di svolta è reale – prosegue -, ma è urgente una visione più ampia», all’insegna della «responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo». E ricordando l’esperienza della pandemia di Covid-19, Francesco ripete: «Tutto è collegato e nessuno si salva da solo».

Il «paradigma tecnocratico» – che negli ultimi 8 anni ha conosciuto «un nuovo avanzamento» – è al centro del secondo capitolo dell’esortazione. «Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo – è il monito -. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità». Per questo, «dobbiamo tutti ripensare alla questione del potere umano, al suo significato e ai suoi limiti: il nostro potere è aumentato freneticamente in pochi decenni. Abbiamo compiuto progressi tecnologici impressionanti e sorprendenti, e non ci rendiamo conto che allo stesso tempo siamo diventati altamente pericolosi, capaci di mettere a repentaglio la vita di molti esseri e la nostra stessa sopravvivenza». E ancora: «La decadenza etica del potere reale è mascherata dal marketing e dalla falsa informazione, meccanismi utili nelle mani di chi ha maggiori risorse per influenzare l’opinione pubblica attraverso di essi», incalza il Papa, che stigmatizza «la logica del massimo profitto al minimo costo» e a livello politico e diplomatico auspica un «multilateralismo dal basso» che «non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile».

Si tratta, insomma, di promuovere una maggiore «democratizzazione» nella sfera globale, anche tramite «una nuova procedura per il processo decisionale e per la legittimazione di tali decisioni, poiché quella stabilita diversi decenni fa non è sufficiente e non sembra essere efficace: non sarà più utile sostenere istituzioni che preservino i diritti dei più forti senza occuparsi dei diritti di tutti». Un tema, quello della debolezza politica internazionale, al quale Francesco dedica il capitolo successivo del testo, insistendo sulla necessità di favorire «gli accordi multilaterali tra gli Stati». Si tratta però di un «multilateralismo dal basso»: passa da questa via la possibilità di «quadro diverso per una cooperazione efficace. Non basta pensare agli equilibri di potere, ma anche alla necessità di rispondere alle nuove sfide e di reagire con meccanismi globali».

In questo senso, la Cop28 di Dubai «può essere un punto di svolta», se porta a una «decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente», afferma Francesco passando in rassegna le conferenze sul clima, con i loro progressi e fallimenti. Quindi, l’indicazione di rotta: «Dobbiamo superare la logica dell’apparire sensibili al problema e allo stesso tempo non avere il coraggio di effettuare cambiamenti sostanziali. Corriamo il rischio di rimanere bloccati nella logica di rattoppare, rammendare, legare col filo – avverte -, mentre sotto sotto va avanti un processo di deterioramento che continuiamo ad alimentare. Supporre che ogni problema futuro possa essere risolto con nuovi interventi tecnici è un pragmatismo fatale, destinato a provocare un effetto-valanga».

4 ottobre 2023