Adolescenti dipendenti
In aumento disturbi mentali, depressione, ansia. Il neuropsichiatra Vicari: «Solitudine sempre più diffusa». Secondo i dati del Bambino Gesù, è in aumento la dipendenza da device e da internet
L’adolescenza è un’età sempre complicata. Ma oggi sembra esserlo di più. È davvero così? Lo abbiamo chiesto a Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale Bambino Gesù, docente all’Università Cattolica e autore, tra gli altri, del libro “Adolescenti interrotti”. «Premetto che essendo psichiatra – afferma Vicari – mi occupo di disturbi mentali e quindi di una realtà parziale del mondo dell’adolescenza. Ma non una minoranza irrilevante. Secondo i dati Unicef dello scorso anno relativi all’Unione europea, il 19% degli adolescenti ha un disturbo mentale, l’8% un disturbo d’ansia, il 4% depressione. Sono numeri rilevanti ma non significa che adolescenza sia sinonimo di malattia. È però un’età di maggior rischio per le grandi trasformazioni che subisce il cervello. Questo rischio c’è sempre stato ma dal 2010 abbiamo notato un notevole aumento dei casi di malattia mentale tra i ragazzi, perché sono cambiati i fattori ambientali, non ultima la pandemia. Soprattutto si diffondono le dipendenze in età sempre più precoce, con principi attivi sempre più potenti e facilmente accessibili. Ma la parte del leone la sta facendo la dipendenza da device e da internet. Come Osservatorio del Bambino Gesù abbiamo avuto un grande aumento di richieste di aiuto in pronto soccorso per problemi psichiatrici dal 2010 e dal 2013».
Ovvero l’anno di uscita del primo smartphone con telecamera e quello del crollo dei prezzi dei telefonini.
Esatto: è diventato il regalo di prima Comunione e ora abbiamo bambini di 4 o 5 anni con il telefonino. Quindi è vero che l’adolescenza è un periodo critico, ma i contesti culturali e sociali aumentano il rischio.
Al di là delle tempeste ormonali tipiche dell’età, sembra che i giovani d’oggi non riescano a trovare una loro stabilità emotiva. Hanno paura del futuro. Perché e come aiutarli?
Le ragioni sono molte ma penso che al primo posto ci sia una solitudine sempre più diffusa. I ragazzi vivono molte delle loro sfide e scoperte non adeguatamente accompagnati dagli adulti. E se la famiglia ha perso un ruolo educante centrale, la scuola non è da meno: non favorisce più le relazioni sociali, è diventata sempre più un luogo di selezione. Basti pensare al fatto che il ministero ora si chiama dell’Istruzione e merito, a sottolineare che quello che interessa è selezionare i meritevoli e abbandonare gli altri. Questo tradisce i princìpi, come diceva don Milani, secondo cui la scuola deve essere aperta soprattutto agli ultimi. Poi il futuro è più incerto per tutti, ma c’è anche il fatto che noi adulti togliamo ai ragazzi la possibilità di avere un loro spazio. Gli adulti si presentano come eterni adolescenti. A volte accolgo ragazze accompagnate dalle mamme vestite allo stesso modo, con gli stessi tatuaggi. Questo non facilita la crescita dei ragazzi. E poi li trattiamo come mentecatti, li accompagniamo a scuola a 18 anni, ci sostituiamo a loro nel prendere decisioni, non li carichiamo di responsabilità, gli evitiamo ogni dolore e preoccupazione.
Come si affronta l’uso massiccio di smartphone e social media?
Educando a un uso responsabile. Non penso che sia un fenomeno arginabile proibendone l’uso. Faccio un esempio. La rivoluzione più importante che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni prima dell’intelligenza artificiale è forse il motore a scoppio. Ma non per questo consegniamo un veicolo a motore a un bambino di 5 anni. Si tratta di far arrivare i ragazzi a usare questi mezzi in maniera responsabile. Perciò vanno preparati. E ricordiamoci che si educa con l’esempio, non con gli slogan. Se voglio che mio figlio sia gentile, i predicozzi e le omelie non funzionano, se non testimonio quello che dico. Così i genitori per primi dovrebbero evitare di usare lo smartphone a cena, spegnerlo quando c’è un momento di convivialità familiare: educare in modo responsabile significa insegnare i pro ma anche i limiti e le insidie. La dipendenza da internet è pericolosa per le ore che i ragazzi passano davanti allo schermo, fino a 12 ore al giorno, a scapito del tempo per leggere, fare sport, coltivare amicizie; ma anche per i contenuti a cui sono esposti. Mentre ancora si discute se l’educazione sentimentale possa essere affrontata a scuola o meno, i ragazzini apprendono l’educazione sessuale sui siti porno, e il messaggio che passa è tutto sulla prestazione: non a caso i giovani tra 18 e 20 anni sono i più grandi consumatori di viagra.
Non c’è da stupirsi poi di fronte a certi fatti di cronaca.
Chiaro, se l’idea che passa è il possesso, se ciò che vince è il desiderio e non la relazione. Il problema è che abbiamo genitori sempre più distratti e l’educazione ne risente.
Per molti giovani sono già iniziate le vacanze. Come aiutare i ragazzi a vivere in modo «sano» la stagione estiva?
Vivendo esperienze, in relazione con gli altri, e ragionando sulle esperienze che viviamo. Uscire dal proprio guscio, dal fare volontariato al semplice campeggio con gli amici, con cui confrontarsi e condividere momenti di serenità.
23 giugno 2025

