Al Gemelli si studia “La rabbia che non si vede”

Presentato un progetto di ricerca finalizzato a rilevare indicatori precoci di rischio sulle nuove psicopatologie emergenti in età infantile e adolescenza. Federico Tonioni (psichiatra): «Aggressività sana aiuta a crescere»

È dedicato a bambini e ragazzi il progetto di ricerca “La rabbia che non si vede”, presentato questa mattina, mercoledì 7 febbraio, al Policlinico Gemelli, nell’ambito del convegno “Prevenire la psicopatologia in età infantile”. L’obiettivo: rilevare indicatori precoci di rischio sulle nuove psicopatologie emergenti in età infantile e in adolescenza, attraverso la somministrazione di test che misurano l’aggressività nei minori. Dalle risposte ai questionari, differenziati per cinque fasce di età – 0- 2 anni, 3-5, 6-7, 8-10 e 11-14 -, emergeranno diversi gradi di rischio – basso, intermedio o alto – di sviluppare psicopatologie quali ritiro sociale con abbandono della scuola, cyberbullismo, dipendenze comportamentali e tossicodipendenze.

Il progetto di ricerca, che durerà 2 anni, è promosso dal Centro pediatrico interdipartimentale per la Psicopatologia da web della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli in collaborazione con la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) di Roma, e sostenuto da Comunità Incontro onlus, in collaborazione con Valeur Foundation, da sempre attive nella prevenzione e nella cura delle dipendenze patologiche, con il patrocinio dell’Associazione nazionale presidi (Anp) e della onlus “Tra gioco e realtà”.

«Fin da piccoli – spiega il responsabile del progetto, lo psichiatra Federico Tonioni – i bambini apprendono dall’esperienza  grazie a un istinto primario che promuove l’esplorazione dell’ambiente e la ricerca di relazioni. Questa spinta irrefrenabile rappresenta una sana forma di aggressività, si esprime attraverso il movimento e la capacità di vivere le emozioni, ed è la stessa che induce un bambino a camminare e un adolescente a uscire di casa per la prima volta da solo».

Per il dottor Tonioni, «la rabbia che non si vede può avere un ruolo decisivo anche nei disturbi dell’apprendimento, perché compromette l’autostima e la capacità dei bambini di credere in se stessi, nonostante siano dotati di un nuovo profilo cognitivo». Il progetto di ricerca è strutturato attraverso la somministrazione di un test che misura l’uso e le funzioni dell’aggressività. I test sono stati elaborati e differenziati per cinque fasce di età: 0- 2 anni, 3-5, 6-7, 8-10 e 11-14. In età prescolare, quindi da 0 a 6 anni di età, i questionari verranno somministrati ai genitori.

«In questa fascia la capacità del bambino di trovare spazio verrà indagata attraverso domande sulla relazione madre-figlio e sulle modalità di gioco». Nell’età che va dai 6 ai 10 anni il questionario potrà essere somministrato direttamente al bambino e solo laddove non fosse possibile verrà considerato l’ausilio dei genitori. «In questa età la gestione della rabbia verrà indagata attraverso domande che sondano la relazione con i pari, il gioco e la tolleranza alle regole». Dagli 11 ai 14 anni verrà osservata la percezione di sé, la percezione delle regole e la socialità.  Ogni domanda del questionario è a risposta multipla e prevede cinque possibilità.

 

7 febbraio 2018